Dentro una tempesta chiamata Covid-19

La tempesta mi avvolge ma non mi spaventa

Vivere la Pandemia tra paura e speranza

Non è semplice vivere in questo momento storico. Avevamo sopravvalutato il potere dell’essere umano e convinti di sapere tutto, ci siamo ritrovati difronte i nostri più grandi limiti.

Adesso viviamo tra paura e speranza. Paura di rimanere sconfitti, di perdere la lotta alla vita e la speranza di vincere, in qualche modo, contro il Covid-19.

Abbiamo dovuto fare i conti con la natura, che col tempo ci siamo resi nemica attraverso l’arma della superficialità e dello spreco.

Esattamente; sprechiamo le nostre risorse e ci limitiamo a farci “i fatti nostri” come se il mondo non fosse parte di noi e noi parte di esso.

La nostra realtà è quella che respiriamo, viviamo, mangiamo e curiamo ogni giorno.

Le immagini che abbiamo dentro, le parole che crescendo abbiamo appreso, derivano da questo grande tutto che ci circonda e ci attraversa.

Forse mi direte che lo sapevate già. Forse penserete che stia dicendo l’ovvio, ed è proprio questo il punto. Queste sono percezioni che tutti possediamo ma che nessuno ha bene a mente nel momento in cui sceglie di compiere una qualsivoglia azione.

Questa pandemia è il risultato di comportamenti, avvenimenti e scelte di persone che hanno pensato prima di tutto a se stesse.

Adesso, che siamo “sopravvissuti”, viviamo tra la paura e la speranza, e siamo fragili e spavaldi.

Rispondiamo al terrore di stare male sottovalutando il rischio e sopravvalutando la nostra capacità di esserne immuni.

Eppure, dopo mesi estivi che ci hanno visti protagonisti di vacanze, viaggi e serate di assoluta allegria, sembra essere tornata la nuvola di passaggio chiamata “Covid-19″e non sembra voler passare in fretta.

Siamo dentro la tempesta e siamo infreddoliti e spaventati dal ricordo di una quarantena che ha gettato ombra sulle nostre esistenze, e speranzosi, su un piano immaginario, di tornare presto a vivere quell’allegria e tranquillità che abbiamo creduto potesse durare a lungo durante le nostre serate estive.

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Come dovremmo rispondere a tutto ciò?

È importante riuscire a trovare uno spazio tra la fragilità delle nostre emozioni e la spavalderia delle nostre azioni.

Bisogna guardare la realtà senza filtri, e per farlo dobbiamo prima di tutto prendere coscienza che il rischio diventa pericolo se noi non facciamo niente per proteggerci.

Tutto deve ripartire, ma non come se nulla fosse avvenuto.

Dobbiamo avere coscienza e riacquisire il potere delle nostre azioni. Dobbiamo comportarci consapevoli del rischio e per questo, prima dobbiamo accoglierlo.

Se io mi rifiuto di vedere la realtà, questa mi verrà a trovare nei sogni e arriverà più potente che mai.

Se io accolgo questa paura, se ne parlo con i miei amici e ci facciamo forza a vicenda, se mi rimbocco le maniche e mi comporto nel modo migliore possibile, non solo sarò la migliore versione di me stesso, ma riuscirò a scorgere il lato positivo della tempesta.

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Oltre il covid-19

C’è un lato positivo in tutto questo?

Come per tutto c’è qualcosa di davvero prezioso in tutta questa situazione.

Quanti di voi hanno dato una svolta alla propria vita?

Quanti di voi hanno riflettuto sulle proprie scelte attuali e hanno rivisto i propri comportamenti alla luce dei propri sentimenti?

Questa pandemia ci sta svegliando in direzione di una seconda vita.

Abbiamo immaginato e fantasticato la fine di tutto e siamo giunti alla conclusione che forse qualcosa non va nelle nostre vite e nelle nostre giornate.

Abbiamo avuto modo di osservare le dinamiche all’interno di noi stessi e nei nostri nuclei familiari, abbiamo capito chi ci è mancato davvero e chi non dava abbastanza valore alla nostra esistenza.

È in questo particolare momento storico che possiamo sperare in una rivoluzione.

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È adesso che dobbiamo agire! Ma in quale direzione?

Non c’è fretta, in questo viaggio all’insegna della crescita personale potrai darti del tempo e delle attenzioni affinché le tue scelte non siano le più veloci ma le più appropriate per la tua persona.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

L’Acqua, la nostra origine, la nostra risorsa, la nostra vita

Io immersa sott'acqua e contempoaneamente dentro me stessa.

La simbologia dell’acqua, la paura dell’ignoto e la mia rinascita.

“L’acqua è delle origini. Da acque mitologiche originò l’universo, da acque oceaniche affiorarono le terre emerse, in acque marine si formò la vita, in acquosità uterine si sviluppa il feto, in brodi di coltura crescono colonie biologiche.

– Widmann

Ebbene, oggi ci immergeremo nel magico mondo dell’acqua che ci accompagna da tutta la vita e anche di più.

Acqua come origine

Sul versante psicologico l’acqua possiede una potente simbologia. La nostra vita in quanto esseri umani ha avuto origine a partire dall’utero materno in cui siamo stati immersi per nove mesi, protetti e nutriti nel ventre di nostra madre. Il liquido amniotico che ci abbracciava rappresentava tutto il nostro mondo e la primissima esperienza che abbiamo vissuto prima ancora di nascere.

Riguardo la nostra origine come esseri viventi ipotizziamo che la vita abbia avuto origine a partire dal brodo primordiale.

Dunque l’acqua è nostra madre e progenitrice e il nostro corpo e la nostra mente lo sanno; sanno quanto è potente e forte l’impatto che tutt’ora ha su di noi.

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Acqua come sensazioni ed emozioni

Siamo capaci di provare sensazioni di rassicurazione e piacevolezza semplicemente calandoci in acqua al mare, o ancora di più nell’acqua termale che col suo calore ci abbraccia e ci fa sentire protetti, come all’origine della nostra vita.

Anche per i bambini l’acqua è simbolo di una madre che abbraccia e avvolge, che libera e rassicura, ed è fonte di divertimento, piacere, e incredibile curiosità.

Ad ogni modo, osservate un bambino lasciato libero in riva al mare, non importa quale sia la sua età, sarà attratto dall’acqua, ne rimarrà conquistato e incuriosito e cercherà ogni modo possibile per raggiungerla.

Acqua come bisogno primario

Oltrettutto c’è molto altro. Dobbiamo considerare che bere è un nostro bisogno primario, siamo fatti di acqua per la maggior parte ed è per noi fonte di benessere e salute psicofisica. Quando ci “dissetiamo” dopo lunghi periodi di sete, ci sembra di tornare in vita.

Acqua e relazione

L’acqua ci unisce e ci connette all’altro creando uno spazio “pieno” nel quale muoverci assieme. Quello che viene a crearsi quando ci si immerge in gruppo, che sia una madre o un padre con suo figlio, o un gruppo di amici, è una magica atmosfera di condivisone e armonia dove il movimento di uno arriva all’altro in modo percettibile e inconfondibile.

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Acque oscure simbolo dell’ignoto

Ricapitolando, l’acqua è stata la nostra origine, la nostra casa, è la nostra fonte primaria di vita e in più ci connette gli uni agli altri e ci riporta al ricordo di ciò che eravamo provocando una regressione che ci rassicura.

Ma attenzione, l’acqua è anche simbolo di ciò che non conosciamo, come direbbe Jung :

“L’acqua, il mare, è il simbolo dell’inconscio per eccellenza, con tutti i contenuti rappresentati da tutti gli esseri che vivono nelle sue profondità”

Difatti, le acque profonde dell’oceano sono un universo di cui ancor oggi non conosciamo abbastanza.

Talvolta ci spaventiamo immersi in acque profonde, torbide, sconosciute, che ci portano a perdere ogni punto di riferimento. Ecco allora che sperimentiamo la paura nei confronti di quell’acqua che rappresenta la vastità dell’ignoto, dell’oscuro e del rimosso. Immergerci può creare in ciascuno di noi sensazioni e reazioni del tutto diverse se dapprima nella nostra vita abbiamo vissuto esperienze spiacevoli.

Nell’acqua possiamo ritrovarci così come possiamo perderci se non abbiamo nessun punto di riferimento. Dobbiamo essere il nostro punto di riferimento.

Acqua come occasione di ascolto interiore

Ecco che diventa importante ascoltarsi, parlare a se stessi dei propri ricordi, dei significati e dei propri vissuti.

Significa immergersi non solo in acque sconosciute ma all’interno di se stessi e riuscire a trovare in quel buio uno stato di quiete, abbracciando e accogliendo ciò che c’è di più oscuro in noi, senza averne paura.

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La mia esperienza

Tante persone hanno o hanno avuto timore del mare e dell’oceano. Io per prima da bambina avevo appreso dai miei genitori che l’acqua era “pericolosa” perché poteva farmi del male,“affogarmi” e affondarmi, poteva portarmi a largo, lontana, poteva “vincere” sulla mia persona. Crescendo, ho dovuto e voluto combattere queste paure, perché radicate in me così in profondità da condizionare le mie scelte e azioni di tutti i giorni, anche al di fuori dell’acqua stessa. Stavo cominciando ad incorporare al mio modo di pensare il concetto per cui il mondo esterno è “pericoloso” e che perdere i miei punti di riferimento era un “rischio troppo grande”.

Non avrei mai fatto vincere queste paure.

Con l’ascolto delle mie emozioni, mi sono accorta che qualcosa di irrazionale e potente spingeva le mie decisioni e mi condizionava, e allora ho iniziato questo viaggio alla ricerca del benessere, non solo teorico ma pratico, nell’esperienze di tutti i giorni.

Ho accolto tutto ciò che portavo dentro e gradualmente ci ho fatto i conti. Ho guardato le mie “preoccupazioni” negli occhi e le ho trasformate secondo il mio attuale punto di vista:

L’ignoto può spaventare, ma non per questo ci deve fermare. Non è l’acqua che mi annega, sono io che potrei annegare nell’acqua, non è l’acqua che mi porta a largo, sono io che potrei non avere la forza di nuotare contro corrente. Ecco che l’acqua smette di essere “colpevole” e diventa il riflesso della mia interiorità. Ecco che capisco qual è la strada da percorrere, fortificarmi.

Il mio attuale rapporto con l’acqua

E così è stato, ho fatto pratica e sono andata al mare tutti i giorni, mi sono immersa più che potevo e mi sono innamorata del fondale, dei pesci, delle alghe, di quel magico mondo. E così facendo mi sono immersa nelle mie paure e ho iniziato a fare attenzione alle meraviglie che ho dentro di me e alla bellezza che risiede nello sguardo, tra il dentro e il fuori.

Oggi sono a un passo dal diventare Tecnico Nazionale di Acquamotricità Neonatale e non potrei essere più felice di essere entrata a far parte di questo mondo.

Spero che la mia esperienza possa servirti per affrontare ogni tipo di paura, al di fuori o all’interno del mondo acquatico e marino, e spero di averti ispirato a crescere in direzione di ciò che è ancora “acqua sconosciuta” perché è lì ed è piena di vita.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Scopri chi sono e se questo blog fa per te:

Centrarsi e decentrarsi. Scopri te stesso e impara ad acquisire punti di vista sempre diversi con queste attività!

Io sott'acqua, immersa nel mondo marino e contemporaneamente in me stessa.

Sei presente a te stesso o hai la testa fra le nuvole?

Ciò di cui parlerò oggi potrà sembrare un po’ complicato all’inizio, ma cercherò di utilizzare parole semplici e immagini chiare per descrivervi i processi di “centramento” e “decentramento” propri dell’uomo.

Centrarsi

Trovare il proprio centro significa essere presenti a se stessi, fisicamente e mentalmente.

Vuol dire trovarsi nel qui ed ora con lucidità mentale e prontezza nello svolgere qualsivoglia azione. È un po’ il contrario di “avere la testa fra le nuvole” per intenderci.

Infatti, è un processo chiave di molte discipline olistiche, le quali considerano l’uomo nella sua totalità e mirano al raggiungimento del suo equilibrio psicofisico.

Attività per “centrarsi”

Ho avuto modo di indagare la mia interiorità attraverso diverse discipline quali il Tai Chi, il Qi Qong, il Karate e l’Aikido (che tutt’ora pratico), ma anche con lo Yoga e il Pilates.

Posso dirvi per esperienza che è una sensazione assolutamente meravigliosa riuscire a portare la propria attenzione sul sé, ed entrare in contatto col proprio corpo, il proprio respiro, e sentirsi parte dell’intero universo.

A partire dal corpo si può raggiungere un livello di “centratura” più intima e interiore.

Sentirsi , ascoltarsi e raggiungere il centro della propria persona si traduce inevitabilmente nel perdere i propri schemi mentali per costruirne di nuovi, a partire dal momento presente.

A mio avviso possiamo arrivare a percepire il nostro centro anche attraverso il training autogeno, l’apnea e l’immersione subacquea.

Queste sono infatti attività ed esperienze che comportano un lasciar andare i propri punti di riferimento per immergersi in una realtà nuova che alla fine è lo specchio della propria interiorità.

Immergersi in se stessi è fondamentale per conoscersi, accettarsi e rinnovarsi.

In questo modo anche i nostri schemi mentali, le nostre scelte e le nostre azioni diventeranno qualitativamente migliori.

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Decentrarsi

Il secondo movimento di cui voglio parlare è il processo di decentramento.

Esso è altrettanto importante,potremmo considerarlo come complementare al primo.

Per crescere non possiamo guardare solamente dentro di noi, dobbiamo saper lasciare andare i nostri pensieri, le rappresentazioni mentali e il nostro particolare punto di vista, per accogliere e abbracciare la realtà altrui.

Guardo un fiore e non vedo “un fiore”, così come farei se mi limitassi ad assecondare l’immagine mentale del concetto di fiore già presente in me, ma vedo “questo specifico fiore” e la sensazione che questo ricrea in me (centramento). Poi vedo un’ape, e quest’ape vede il fiore, e io improvvisamente vedo quel fiore con occhi nuovi, così come lo vede l’ape (decentramento).

Questo è un esempio banale, ma noi esseri umani siamo dotati della capacità di pensare:

  1. il nostro modo di pensare
  2. il modo di pensare dell’altro
  3. di confrontare le due modalità e trarne delle conclusioni

Il processo di decentramento, insomma, è lo stesso processo del bambino, che man mano nel suo processo di crescita, acquisisce la capacità di vedersi “da fuori”, così come lo vedono gli altri.

Significa perdere l’idea che il nostro punto di vista è l’unica realtà esistente e imparare a considerare quella altrui.

Dunque, significa anche guardare se stessi da un’ottica estranea dal sé, allontanandosi dai propri contenuti emotivi, dai propri vissuti interiori e saperli elaborare e gestire.

Leggi anche: https://www.fradinoi.com/2020/09/13/creativita-ed-espressione-del-se/

Attività per “decentrarsi”

Molte sono le attività che permettono di distanziarci dai nostri contenuti interni e rielaborarli tramite simbolizzazione.

Basti pensare alle artiterapie, o all’attività pittorica artistica, l’attività teatrale, la danza, il canto, l’attività musicale, o ancora alla narrazione, la scrittura, la lettura!

Come vedete sono splendide attività che ci permettono di ampliare le nostre vedute e di concepire punti di vista sempre differenti. L’osservazione di queste attività ha inoltre un forte potere catartico poichè pemette di immedesimarci in qualcuno di diverso, ma allo stesso tempo simile, a noi.

Se ci pensate, siamo tutti esseri umani e potremmo essere capaci di “rivederci” negli altri e provare, attraverso capacità empatiche ed intelligenza emotiva, le loro stesse sensazioni ed emozioni. Così facendo riusciremo ad acquisire maggior esperienza, seppur non vivendola direttamente, arricchendoci dal punto di vista personale. Tutto questo è possibile solo comprendendo il valore della relazione e smettendola ,una buona volta, di puntare il dito gli uni contro gli altri.

Centrarsi e decentrarsi sono processi dotati di un’infinita bellezza anche dal punto di vista filosofico, e in più sono interconnessi tra di loro.

Non posso decentrarmi se non ho un “centro” ben costruito e non posso centrarmi senza cogliere la differenza tra la mia realtà e quella altrui .

Ancora una volta mi auguro di avervi fatto riflettere ed avervi ispirato a sperimentare nuovi modi di pensare e di riflettere, per continuare questo viaggio all’insegna della crescita personale.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Libertà, essere o non essere

Mare, montagna, oceano e fiori: questa è la vista della libertà.

Impara a sentirti libero prima di esserlo.

Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni.

-Alda Merini

Ho sempre amato perdermi nelle parole di Alda Merini.

Amo la semplicità e la chiarezza delle sue poesie e le riflessioni che se ne possono trarre.

Oggi parlerò di libertà. Compito arduo in questo particolare momento storico ma perciò di primaria importanza.

Cosa significa essere liberi?

Parliamone.

Per molti libertà è sinonimo di riposo, nullafacenza.

Oggi sono libero” diciamo.

Abbiamo tempo “libero” quando non abbiamo nessun impegno in particolare e possiamo scegliere liberamente cosa fare. Significa smettere per un attimo di monetizzare la nostra esistenza.

Ma questo, non vi sembra il contrario di libertà?

Come Alda Merini ci indica, la libertà è una dimensione interiore misurabile per la propria intensità. Sognare vuol dire spingere il proprio sguardo al di là dei limiti del presente, fino a mirare l’orizzonte e avvicinarsi ad esso sempre di più, giorno dopo giorno.

Dunque, sono libero non in assenza di limiti, ma quando riesco a raggiungerli. Sono libero non appena sento di potercela fare.

Non è difficile sentirsi liberi, ma bisogna pur partire da qualcosa e quel qualcosa, ancora una volta siamo noi stessi.

Riuscire ad abbattere i propri limiti mentali è il primo passo verso la libertà, cambiare concezione delle cose, delle proprie possibilità fino a credere finalmente in se stessi.

Fare ciò che si vuole per raggiungere ciò che si sogna.

Non storcete il naso, non è impossibile come vi dice quella vocina antipatica dentro di voi, fatela zittire.

Guardate chi ce l’ha fatta, coloro che hanno raggiunto la piena libertà nell’esprimersi, a lavoro, nelle relazioni, sono persone che credevano in se stesse prima ancora di credere nell’altro.

Non sarò mai libero se prima non mi permetterò di esserlo.

Adesso che forse ci stiamo avvicinando alla concezione di libertà come sentimento interiore rispetto le proprie risorse personali, possiamo entrare nella diretta relazione con le libertà altrui.

Ebbene sì, è proprio vero che la mia libertà finisce quando comincia quella dell’altro, ma questo non significa sia “finta” o che non ne valga la pena! Vuol dire semplicemente che esistono dei “Legami”.

Legami familiari, legami scolastici, di amicizia e di amore, sono semplicemente delle connessioni, dei rapporti che vedono come protagonisti noi con altri diversi da noi.

Quando ci si sente liberi questi legami non fanno altro che ampliare l’intensità dei nostri progetti e dei nostri sogni e contemporaneamente arricchiscono la nostra anima di calore e affetto.

Quando invece ci si sente oppressi, prigionieri di un sistema percepito come più forte del proprio “io”, allora ecco che diventano “gabbie”.

A mio avviso, i legami sono imprescindibili per sentirci davvero liberi.

Non esisterebbe il concetto di libertà se ognuno potesse vivere calpestando chi ha di fianco.

Il rispetto per gli altri è fondamentale non solo per avere relazioni positive e cordiali in qualsiasi caso (anche in caso di conflitto, vedi “La strada del buon conflitto” https://www.fradinoi.com/2020/09/06/la-strada-del-buon-conflitto/) ma anche per “non avere macigni sul cuore” (es. sensi di colpa).

Per me la libertà non è avere tutto ciò che si vuole, né il poterlo avere quando lo si vuole. Libertà è guardare il cielo e sentirmi un tutt’uno con esso. Sentirmi parte della terra che ho sotto i piedi, condividere il vento con le onde del mare.

Insomma, mi sento libera quando, attraverso il legame che ho col mio corpo, con la mia terra e con le persone che amo, raggiungo i limiti della mia persona e riesco finalmente ad espanderli e a decentrarmi, accogliendo l’altro come parte di me.

Questa è la mia particolare visione della libertà ma sarei felice se tu pensassi al momento in cui ti sei sentito più libero in assoluto e lo scrivessi nei commenti, così da poter, ancora una volta, abbracciare nuovi punti di vista e crescere insieme.

Ma la libertà come autonomia?

Ovviamente non mi sono dimenticata della libertà nella sua accezione odierna di autonomia e possibilità, solo che non riesco a mettere le due cose sullo stesso piano.

La libertà economica, la libertà di parola, la libertà nel vestirsi in un certo modo e nel fare determinate cose senza avere ritorsioni sul piano morale, sociale e personale, sono tutte libertà fondamentali ma talvolta relative a determinate situazioni e momenti della nostra vita. Quello che ci può spingere a raggiungerle, passo dopo passo, è ciò che ci muove verso di loro.

Ecco che la libertà ridiventa la dimensione interiore che ci “spinge verso i nostri sogni” e verso le relazioni con gli altri.

Nel prossimo articolo parlerò di “Centrarsi e Decentrarsi” per continuare la nostra ricerca che ogni qual volta ci spinge a guardare fuori da noi, ci esorta nuovamente a guardarci dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Creatività ed espressione del sé

Una spirale di colori al cui centro sono io.

Non è questione di talento, la creatività è un modo di essere!

Con questo articolo imparerai :

  • Cos’è la creatività (secondo vari autori)
  • Qual è la sua funzione
  • Quali sono i benefici per il sé e per la relazione con gli altri

Per molto tempo ho pensato la creatività come un talento, come un qualcosa che si possiede, quasi naturalmente, strettamente legata all’esperienza artistica e musicale.

Vi dirò, invece, che si può essere creativi in qualsiasi situazione e che il talento non c’entra un bel niente.

La creatività, infatti, è un mezzo che permette di sintonizzarci con le nostre emozioni più recondite e di rielaborarle, attraverso il nostro modo di fare, pensare e agire.

Io la vedo come una grande tavolozza di colori, tutti diversi tra loro, che possiamo utilizzare per dipingere su una tela infinitamente grande. Se pensiamo ai colori come alle nostre emozioni, vissuti e contenuti interiori, ci rendiamo conto che la tela è la nostra vita, scandita dal tempo e dalle situazioni di tutti i giorni.

La creatività ci apre a due splendide prospettive:

  1. Conoscerci ed esprimerci al meglio
  2. Relazionarci con gli altri attraverso le nostre creazioni

Infatti, quando creiamo qualcosa, che sia una ricetta, un dipinto, un modo di risolvere una situazione o una poesia, stiamo portando qualcosa che esisteva nella nostra intimità a un livello più esteriore, più vicino al mondo degli “altri”. Attraverso l’incontro con lo sguardo dell’osservatore, possiamo allora entrare in una profonda relazione con quest’ultimo e comunicargli, senza filtri, ciò che sentiamo dentro.

Inoltre, la creatività origina da un incontro ancora precedente, di noi stessi nei confronti della realtà. Dunque, la relazione che avviene tra il sé e la percezione della realtà in se stessi, in cui può esserci rispecchiamento, proiezione o introiezione.

La creatività secondo A. Maslow, E. Fromm e R. May

Molti sono i grandi autori e personaggi che riportano nei loro scritti tale concetto di creatività:

  • Abraham H. Maslow parla di “Creatività Autorealizzatrice” attraverso cui l’individuo realizza la sua integrazione e unificazione. Quindi, la creatività dell’uomo che realizza il suo io. Infatti, secondo la sua visione, la creatività è un vero e proprio stato esistenziale in cui la persona “non è né vincitore né perdente nella sua guerra civile interiore, però la trascende” (pg. 97, La creatività. E. Fromm, R. May, C. R. Rogers, A. H. Maslow, M. Mead.).
  • Per Erich Fromm, che ci parla di Atteggiamento Creativo come elemento caratteriale della persona, la creatività è “La capacità di vedere (o di essere consapevoli) e di rispondere”, (ivi). Dunque, un’esperienza che origina dall’osservazione di ciò che è altro da noi, che ci sorprende e rende perplessi, e ci da la possibilità di volgere lo sguardo sull’esperienza che ha origine in noi. In più, egli afferma che per non diventare prigionieri di noi stessi, sarà bene rinunciare al possesso di sé in quanto proprietà e iniziare a sperimentarsi nel processo di “risposta creativa” in cui l’io si fonde con l’altro, il mondo.
  • Rollo May, ancora, intende la creatività in termini di processo creativo che origina dall’incontro dell’io con l’altro da sé. Questo spingerebbe dunque a un’esperienza di consapevolezza interna la quale si traduce in atto creativo.

Creatività come processo creativo

Giungiamo alla conclusione che è impossibile parlare di creatività senza nominare lo stato emotivo della persona che attua, tramite atteggiamento creativo un processo creativo.

Questo conferisce nell’immediato diversi benefici:

  1. Arricchisce il sé
  2. Da valore alle emozioni, i vissuti e alle risorse personali
  3. Favorisce la comunicazione e la relazione con l’altro
  4. Integra la personalità
  5. Permette di tollerare le emozioni negative tramite la loro simbolizzazione

Quante volte ci capita di reagire alle cose in automatico, senza farci troppe domande?

Forse, nell’immaginario collettivo, questo è qualcosa che semplifica la vita di tutti i giorni, ma se ci riflettete un attimo, è semplice capire che in realtà è proprio la causa del nostro “auto-annullamento”.

A furia di ripetere che siamo tutti uguali, in qualche modo stiamo iniziando a crederci. Trasformando all’unisono la nostra vita in una corsa a ostacoli senza traguardo, ci ritroviamo ad avere vite simili fra di noi formate da una mera ripetizione di giornate che sembrano tutte uguali, e una ripetizione di eventi in cui abbiamo un ruolo passivo.

Ci siamo uniformati e rassegnati alla nostra pessima comfort- zone.

Essere creativi, invece, ci permette di rispondere alle cose con fare autentico, significa osservare bene le piccole cose che ci accadono ogni giorno e sentire il modo unico tutto ciò che ci accade, rendendo uniche di conseguenza le nostre scelte e strade, in linea con le nostre peculiarità.

Essere creativi, alla fine, significa proprio essere autentici, originali, significa dare “voce” a ciò che altrimenti resterebbe inespresso all’interno di noi stessi.

Vi auguro di provare ad essere creativi, di trovare il vostro peculiare modo di essere e di stupirvi e sbalordirvi delle piccole cose, perché nella vita per quanto le esperienze si assomiglino non c’è né una uguale a un’altra. In più, vi auguro di essere promotori di creatività, di condividerla e di non preoccuparvi troppo dei giudizi altrui, la cosa più importante è la vostra felicità, vedrete quanto contagiosa può essere!

Nel prossimo articolo parlerò di “Libertà, essere o non essere” per riuscire a delimitare ancora meglio la strada della nostra crescita personale in relazione alla realtà degli altri.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Il presente è per sempre, scopri di cosa hai bisogno ora!

Con questo articolo potrai:

  • Cambiare la tua visione del tempo
  • Capire ciò di cui hai davvero bisogno
  • Distinguere il necessario dal superfluo
  • Conoscerti meglio

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa, il secondo migliore momento è adesso”

– Confucio

Ho sempre avuto grande ispirazione da questa frase, perciò ho voluto condividerla con voi.

Ogni momento da noi vissuto racchiude dentro di sé un grande potenziale che non sempre siamo capaci di sfruttare per esprimerci e realizzarci al massimo attraverso le  nostre idee, scelte e azioni.

Il presente è per sempre.

Ogni attimo resisterà per sempre nella nostra storia personale, sarà “futuro” nel venirci in mente e passato nei nostri ricordi.

La nostra vita è proprio lì, nel mezzo.

Il famoso “Qui e ora” purtroppo tendiamo sempre più a trasformarlo in “Lì e allora” col tentativo disperato di pianificare ogni attimo della nostra esistenza e averne il controllo, in un’ottica di successo che talvolta non vedremo mai realizzare nel modo esatto in cui ci saremmo aspettati per via dell’incredibile fugacità della vita e del “contrattempo non previsto” di turno.

Ecco che sentiamo l’esigenza di fare ordine all’interno di noi stessi e cambiare prospettiva circa il tempo e il modo con cui lo immaginiamo.

Nella mia vita molte volte mi sono ritrovata a voler “dare una svolta” alle mie giornate, a voler cambiare e ripartire da 0 perché fondamentalmente sentivo che qualcosa dentro di me non era al suo posto; non ero pienamente soddisfatta.

Allora mi sono chiesta: “Come posso sentirmi soddisfatta se non ho ancora capito di cosa ho bisogno?”

Avete mai riflettuto sul fatto che probabilmente scambiate il vostro tempo con un lavoro che vi porta un determinato stipendio, che per la maggior parte finisce per essere speso per cose di cui non avete realmente bisogno?

È come se stesse impiegando ciò che avete di più prezioso per beni, cibo e oggetti molto spesso dalla dubbia utilità.

A meno che non sia il lavoro la vostra più grande fonte di soddisfazione, probabilmente possiamo aspirare a qualcosa di meglio.

Ci basti fare una semplice considerazione, siamo tutti diversi.

Siamo differenti per educazione, cultura, idee, esperienze personali, risorse economiche e affettive, eppure le nostre vite si assomigliano fin troppo.

Seppur sia vero che tutti, in fin dei conti, desideriamo essere felici, stare bene e realizzarci in ambito professionale, personale e relazionale, siamo consapevoli di cosa ci renderebbe tali?

Per capirlo siamo chiamati ancora una volta a volgere lo sguardo all’interno di noi stessi.

Non essendo un compito propriamente semplice quello di “guardarsi dentro” ho pensato di condividere con voi la “Piramide dei bisogni” di Abraham Maslow.

Questa è stata per me fonte di riflessione e importante risorsa per riuscire a fare ordine tra i miei “contenuti interni” e scegliere su cosa focalizzare le mie energie per cominciare il meraviglioso viaggio della crescita personale.

Infatti, Maslow ci aiuta a stabilire una gerarchia tra i nostri bisogni in modo da utilizzare le nostre motivazioni (fonti energetiche primarie) orientandole dapprima verso la soddisfazione dei bisogni elementari, condizione necessaria per far emergere e poi soddisfare i bisogni di ordine superiore.

Vediamoli insieme!

La piramide si legge a partire dalla base che rappresenta le fondamenta dei nostri bisogni in quanto esseri umani. I primi sono quelli fisiologici che includono la fame, la sete, il sonno, la termoregolazione, il respiro, il sesso e in generale tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.

Superiormente a questi si passa a i bisogni di sicurezza tra cui protezione, sicurezza fisica e mentale, morale e familiare; in sostanza ciò che ci fornisce rassicurazione.

Ancora più in alto abbiamo i bisogni d’appartenenza tra cui la necessità di amare ed essere amati, l’affettività familiare, la necessità di avere relazioni amicali e un’intimità sessuale. È il bisogno che ci spinge a “far parte di qualcosa” e al ricoprire un ruolo nella nostra società.

Giungiamo così ai bisogni di stima che includono la propria autostima, l’essere approvati, rispettati e riconosciuti nella propria unicità e individualità.

Per concludere, al vertice della piramide, abbiamo i bisogni di autorealizzazione dunque il realizzarsi sotto ogni punto di vista: identità, aspettative e potenzialità. Ci riferiamo così al bisogno di essere ciò che si vuole in base alle proprie inclinazioni e passioni.

Questa teoria ai nostri giorni riscontra delle severe fragilità per via della sua rigidità intrinseca e il suo non tenere in considerazione le importanti interazioni e i condizionamenti provenienti dall’ambiente esterno.

Eppure, a mio avviso, ognuno di noi può, con essa, fare luce dentro di sé e sentirsi libero di integrarla e considerarla per capire cosa non va nel proprio presente e farsi un’idea su cosa focalizzarsi per riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

A partire dalla base del nostro benessere, dal sentirci fisicamente bene fino ad arrivare allo stare bene con noi stessi e gli altri, possiamo acquisire consapevolezza delle nostre scelte e agire attraverso le nostre energie motivazionali.

Grazie ai contributi di Paolo Bonaiuto, possiamo integrare a questa piramide altri tre bisogni a suo avviso di fondamentale importanza per l’essere umano:

il bisogno di aggressività – di costruzione/distruzione – di movimento.

Egli vuole accogliere e considerare quella naturale propensione dell’essere umano a provare emozioni e sentimenti di rabbia, collera, distruttività che esistono e sono tangibili dentro di noi ma che spesso vengono soffocati e oscurati con l’unico risultato di scindere le nostre identità e non ammettere una riconciliazione con parte del nostro animo. Ecco che talvolta siamo portatori di veri e propri macigni sul cuore che non siamo capaci di perdonare a noi stessi perché “scartati” alla base della nostra umanità.

In realtà portare allo scoperto e riconoscere queste sensazioni ed energie considerate come bisogni fondamentali per l’uomo conduce alla loro accettazione e futura rielaborazione. Ancora una volta ci viene in soccorso l’ascolto interiore di cui vi ho già parlato in uno scorso articolo.

Per tirare le somme, ogni momento abbiamo la possibilità di portare alla luce noi stessi, abbiamo il compito di “essere al mondo” e possiamo farlo nel modo migliore possibile, o come capita.

Io sceglierei la prima opzione che risulta semplice se ci rispettiamo per quello che siamo, partendo da ciò di cui abbiamo bisogno per poi aprire in noi “spazi di motivazione” e non “vuoti di disperazione” e realizzarci nel rapporto con noi stessi e le persone che amiamo.

Ricordate, il successo non è propriamente stare bene o “non stare male”, è di più!

È l’essere fieri di ciò che si è diventati, per merito delle proprie energie ogni attimo della nostra vita, e delle proprie relazioni significative.

Vi auguro di cambiare e migliorare ogni momento e di imparare a “lasciar andare” ciò di cui non avete realmente bisogno.

Nel prossimo articolo parlerò de “La strada del buon conflitto” per continuare il nostro percorso di crescita, addentrandoci maggiormente nel rapporto con l’altro, diverso da noi, e imparare ad esprimerci all’insegna della nostra e altrui libertà.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Emozioni. Riconoscerle per capire se stessi e gli altri.

Quanto peso diamo alle nostre emozioni?

Con questo articolo capirai:

  • Il potere delle emozioni su di noi
  • Come distinguere le emozioni e i sentimenti
  • Cos’è l’alfabetizzazione emotiva
  • Come accrescere l’Intelligenza emotiva

“Non dimentichiamoci che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo”

Vincent Van Gogh

Spesso gli artisti sono coloro che “vedono oltre le cose”, arrivando a trovare una parte di sé nel “tutto” e una parte del “tutto” in sé.

È proprio vero che le emozioni guidano le nostre scelte e orientano le nostre azioni, anche senza rendercene conto. Spesso condizionano la nostra vita più del dovuto, portandoci su strade tortuose e luoghi bui del nostro essere. Questo perché hanno molto potere su di noi e senza l’adeguata capacità di gestirle, ascoltarle ed elaborarle, si rischia di diventarne succubi.

Con questo articolo ci tengo a fornire informazioni concrete sul riconoscimento e la gestione delle proprie emozioni.

Siamo noi ad avere emozioni, non sono le emozioni ad avere noi.

Ma di cosa stiamo parlando?

Le emozioni, o esperienze emotive, potremmo paragonarle a filtri speciali con cui percepiamo la realtà.

Paul Ekman ci parla di emozioni primarie per parlare di quelle emozioni universali, ossia riscontrabili in ogni popolazione della terra, quali:

rabbia – paura – tristezza – gioia – sorpresa – disprezzo – disgusto.

Queste, combinandosi tra loro, e attraverso lo sviluppo evolutivo, culturale ed esperienziale, andrebbero a costituire le emozioni più complesse, dunque secondarie, quali:

allegria – invidia – vergogna – ansia – gelosia -rassegnazione – speranza – perdono – offesa – delusione – rimorso – nostalgia.

OK, direte. Non sembra complicato, ognuno di noi ha avuto modo di sperimentare tali emozioni, il problema sorge allorché noi queste emozioni le percepiamo attraverso i nostri stessi filtri, e le trasformiamo in veri e propri stati d’animo comunemente chiamati sentimenti.

Non basta provare emozioni, bisogna saperle decifrare e dare loro il giusto nome e il giusto peso all’interno delle diverse situazioni in cui ci ritroveremo ad affrontarle nella nostra vita!

Questo processo di alfabetizzazione emotiva è fondamentale per riuscire a capire noi stessi e, di conseguenza, imparare a capire anche gli altri.

Ebbene sì, non possiamo comprendere adeguatamente un’altra persona senza rivolgere dapprima il nostro sguardo all’interno di noi stessi.

É giunta l’ora di chiudere gli occhi e di riflettere, rallentare un attimo e chiedersi: “Cosa sento? Come sto?”.

Inizialmente non sarà facile ma sappiate che ne vale la pena, questa capacità in effetti ha un nome e può essere allenata, stiamo parlando di Intelligenza Emotiva.

La I.E. è proprio l’insieme delle capacità che ci permettono di “vedere oltre”, di cogliere il di più della somma delle parti, di anticipare la ricaduta emotiva delle nostre azioni e di migliorare il dialogo interiore con le nostre stesse emozioni, incasellandole all’interno dei giusti vocaboli e infine trasformarle.

Questo tipo di lavoro non solo provoca enormi benefici a noi stessi e al nostro benessere, ma attraverso questo percorso si va a lavorare sulle capacità empatiche che ci aiuteranno ad affrontare le relazioni significative della nostra vita e ne beneficeranno anche gli altri che ci stanno attorno.

Passo dopo passo, imparerai a distinguere meglio fra di loro le emozioni che provi e i tuoi sentimenti appariranno più chiari a te stesso; discernerai la rabbia dalla paura, la tristezza dalla preoccupazione, la felicità dalla sorpresa e riuscirai a capire più facilmente i motivi per cui ti senti in un determinato modo, diventando padrone delle tue emozioni, dunque delle tue azioni, quindi della tua vita.

Il mio invito è che tu possa vivere tante esperienze e tante emozioni con l’atteggiamento di chi si rispetta e vuole farsi del bene. Ti invito a lasciare da parte certe convinzioni che hai di te stesso, di non essere severo ma accogliente. Ti invito infine a partire dal corpo, da ciò che senti nella pancia, e ad elaborare tutto ciò che senti attraverso la creatività e l’arte, mediatori dei nostri vissuti emotivi.

Non aver paura di stare male, conceditelo.

Per Moira Mikolajczak le tappe dell’I.E. sono le seguenti:

riconoscimento – comprensione – espressione – controllo – sfruttamento.

Dunque, anche le emozioni negative possono essere capite, espresse e trasformate diventando veri e propri serbatoi di motivazione che oltre ad aiutarti a capire i tuoi punti deboli e limiti su cui concentrarti maggiormente, aiutano a dirigere lo sguardo su ciò che desideri cambiare nella tua vita!

Ciò che hai dentro e la tua più grande risorsa, fare spazio dentro di te significa essere pronto ad accogliere l’altro.

Nel prossimo articolo parlerò di “Il Presente è per sempre. Scopri di cosa hai bisogno ora!” in cui potrai leggere utili teorie e consigli per scoprire da dove cominciare questo viaggio di crescita.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto Fra di noi.

Voci interiori

Quanto ascoltiamo noi stessi?

Con questo articolo capirai:

  • Come migliorare la comunicazione e l’ascolto interiore
  • Perché porre attenzione ai condizionamenti esterni
  • Il valore delle emozioni

Piacere di incontrarti, sono Fra. Oggi cercherò di comunicare con te attraverso le mie parole, quelle che in questo momento la tua “vocina” interiore sta leggendo ad alta voce nella tua mente.

Voglio parlare proprio di lei, e di quanto tu la stia a sentire!

È, a mio avviso, assolutamente fantastico che l’essere umano sia capace di interiorizzare la propria voce, pensare, e comunicare con se stesso e gli altri. E comunichiamo non solo attraverso la nostra voce, ma con il corpo, coi gesti, con la mimica facciale, con la nostra postura, con la prossemica!

Non possiamo non comunicare.

 Attraverso il linguaggio verbale e non verbale parliamo agli altri di noi stessi, trasmettendo messaggi, informazioni ed emozioni che talvolta possono essere protagonisti dei cosidetti fraintendimenti.

Spesso diciamo che questi “errori” nelle comunicazioni sono dovuti al fatto che l’altro non ci sta prestando attenzione, ma in realtà sono davvero tante le interferenze che possono portare a incomprensioni: errori di decodifica delle informazioni, contesto emotivo compromesso, linguaggio ermetico e ambivalente!

In sostanza, avviene una comunicazione che risulta “disturbata” e poco efficace.

Non credo vi sorprenderà sapere che questi fraintendimenti hanno luogo, anche e soprattutto, all’interno di noi stessi.

Ecco che mi trovo a dover chiamare in causa uno dei concetti più significativi per me ; l’ascolto.

In questo caso facciamo riferimento proprio all’ Ascolto Interiore, ma cosa dobbiamo ascoltare? A cosa dobbiamo prestare attenzione?

In questo articolo parlerò di “Voci Interiori” per alludere proprio al tipo di comunicazione che attuiamo con gli altri, ma all’interno di noi stessi. Ecco che diveniamo sia soggetto che oggetto di comunicazione del nostro dialogo interiore.

Ebbene sì, sappiamo che dentro di noi avvengono molteplici comunicazioni e connessioni tra le nostre cellule, i nostri neuroni etc. Per semplificare il discorso vi invito a pensare che il nostro corpo e la nostra mente si scambiano di continuo messaggi e informazioni, basti pensare al dolore!

Quante volte abbiamo sbattuto il mignolo nello stipite della porta e abbiamo capito che probabilmente ci saremmo potuti fare seriamente male, e che non era cosa buona e giusta? Quante volte il nostro corpo ci fa capire i suoi limiti e le sue peculiari fragilità attraverso il dolore?

Eppure, ora che vi ho fatto riflettere con questo esempio, vi invito a pensare a quante volte avete sperimentato su voi stessi un diffuso senso di malessere senza riuscire a capirne la causa scatenante e avete chiesto a Google di diventare il contenitore emotivo delle vostre preoccupazioni?

Ottimo, siamo tutti nella stessa barca, il problema è che navighiamo in mari diversi, il nostro!

Purtroppo, siamo arrivati a livelli tali di dissociazione da noi stessi che spesso non siamo nemmeno capaci di percepire un male finché non diventa troppo pesante da sopportare, altrimenti, semplicemente lo ignoriamo.

 Stiamo trascurando noi stessi.

 Stiamo evitando di porre la nostra attenzione su ciò che abbiamo dentro, non solo a livello fisico e corporale, ma a livello emotivo!

Capite quanto sia importante allenarsi all’ascolto interiore? Ma da dove iniziare?

Partiamo dalle voci interiori più superficiali, quelle presenti ad ogni scelta che facciamo, quelle che parlano la nostra stessa lingua. Sto parlando di quelle voci che abbiamo interiorizzato dalla nostra cultura e dapprima dalla nostra educazione genitoriale. Quelle vocine sempre presenti nel giudicare giuste o sbagliate le nostre azioni, quelle che ci spingono verso determinati obiettivi scartandone altri, quelle stesse voci che spesso ci giudicano, che ci portano a confrontarci eccessivamente con gli altri, che ci dicono :“Non puoi farcela”, “Non sei abbastanza…”.

Come dicevo, siamo tutti nella stessa barca.

È normale che in questa epoca all’insegna dei social, così severa, con questi standard di bellezza indecenti, e la smania diffusa di volere sempre di più ed essere sempre i migliori in tutto, abbiamo iniziato a interiorizzare questi messaggi e lo abbiamo fatto prestandogli una voce, la nostra.

Dobbiamo partire da loro che sono le più grandi interferenze per quanto riguarda l’ascolto delle nostre reali necessità.

Riconoscerle è il primo passo per togliere loro quel potere che noi stessi gli abbiamo dato.

Dopo aver accuratamente posto in discussione ogni concezione interna legata a questa dimensione, non ci resta che addentrarci all’interno di un mondo ancora più nascosto ma onnipresente all’interno di noi stessi, il mondo delle emozioni!

Lo sapevate che il cervello “razionale”, tipico dell’essere umano, si è evoluto esteriormente al sistema limbico, guarda caso quello riguardante la sfera emotiva, e al cosiddetto cervello “rettiliano” più antico, sede degli istinti primari e delle funzioni corporee autonome?

In poche parole, prima di essere animali logico-razionali, siamo degli animali emotivi!

È assurdo pensare di ascoltarci senza dar voce alle emozioni, fondamentali in ogni nostra scelta nella vita e così presenti anche quando non ce ne accorgiamo.

Da oggi provate ad accorgervene.

Sono sempre lì, nella nostra pancia, nella nostra testa, e ce ne accorgiamo solo quando stiamo male e siamo “stressati”, ma loro sono li anche quando stiamo bene, semplicemente non ce ne occupiamo!

Nel prossimo articolo parlerò di “Emozioni. Riconoscerle per capire se stessi e gli altri” perché questo meraviglioso viaggio che riguarda noi stessi e l’ascolto della nostra intimità ha mille strade e intrecci e dobbiamo essere pronti, allenati e attenti nel dare voce, la nostra voce, a ciò che abbiamo dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto Fra di noi.