Il presente è per sempre, scopri di cosa hai bisogno ora!

Con questo articolo potrai:

  • Cambiare la tua visione del tempo
  • Capire ciò di cui hai davvero bisogno
  • Distinguere il necessario dal superfluo
  • Conoscerti meglio

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa, il secondo migliore momento è adesso”

– Confucio

Ho sempre avuto grande ispirazione da questa frase, perciò ho voluto condividerla con voi.

Ogni momento da noi vissuto racchiude dentro di sé un grande potenziale che non sempre siamo capaci di sfruttare per esprimerci e realizzarci al massimo attraverso le  nostre idee, scelte e azioni.

Il presente è per sempre.

Ogni attimo resisterà per sempre nella nostra storia personale, sarà “futuro” nel venirci in mente e passato nei nostri ricordi.

La nostra vita è proprio lì, nel mezzo.

Il famoso “Qui e ora” purtroppo tendiamo sempre più a trasformarlo in “Lì e allora” col tentativo disperato di pianificare ogni attimo della nostra esistenza e averne il controllo, in un’ottica di successo che talvolta non vedremo mai realizzare nel modo esatto in cui ci saremmo aspettati per via dell’incredibile fugacità della vita e del “contrattempo non previsto” di turno.

Ecco che sentiamo l’esigenza di fare ordine all’interno di noi stessi e cambiare prospettiva circa il tempo e il modo con cui lo immaginiamo.

Nella mia vita molte volte mi sono ritrovata a voler “dare una svolta” alle mie giornate, a voler cambiare e ripartire da 0 perché fondamentalmente sentivo che qualcosa dentro di me non era al suo posto; non ero pienamente soddisfatta.

Allora mi sono chiesta: “Come posso sentirmi soddisfatta se non ho ancora capito di cosa ho bisogno?”

Avete mai riflettuto sul fatto che probabilmente scambiate il vostro tempo con un lavoro che vi porta un determinato stipendio, che per la maggior parte finisce per essere speso per cose di cui non avete realmente bisogno?

È come se stesse impiegando ciò che avete di più prezioso per beni, cibo e oggetti molto spesso dalla dubbia utilità.

A meno che non sia il lavoro la vostra più grande fonte di soddisfazione, probabilmente possiamo aspirare a qualcosa di meglio.

Ci basti fare una semplice considerazione, siamo tutti diversi.

Siamo differenti per educazione, cultura, idee, esperienze personali, risorse economiche e affettive, eppure le nostre vite si assomigliano fin troppo.

Seppur sia vero che tutti, in fin dei conti, desideriamo essere felici, stare bene e realizzarci in ambito professionale, personale e relazionale, siamo consapevoli di cosa ci renderebbe tali?

Per capirlo siamo chiamati ancora una volta a volgere lo sguardo all’interno di noi stessi.

Non essendo un compito propriamente semplice quello di “guardarsi dentro” ho pensato di condividere con voi la “Piramide dei bisogni” di Abraham Maslow.

Questa è stata per me fonte di riflessione e importante risorsa per riuscire a fare ordine tra i miei “contenuti interni” e scegliere su cosa focalizzare le mie energie per cominciare il meraviglioso viaggio della crescita personale.

Infatti, Maslow ci aiuta a stabilire una gerarchia tra i nostri bisogni in modo da utilizzare le nostre motivazioni (fonti energetiche primarie) orientandole dapprima verso la soddisfazione dei bisogni elementari, condizione necessaria per far emergere e poi soddisfare i bisogni di ordine superiore.

Vediamoli insieme!

La piramide si legge a partire dalla base che rappresenta le fondamenta dei nostri bisogni in quanto esseri umani. I primi sono quelli fisiologici che includono la fame, la sete, il sonno, la termoregolazione, il respiro, il sesso e in generale tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.

Superiormente a questi si passa a i bisogni di sicurezza tra cui protezione, sicurezza fisica e mentale, morale e familiare; in sostanza ciò che ci fornisce rassicurazione.

Ancora più in alto abbiamo i bisogni d’appartenenza tra cui la necessità di amare ed essere amati, l’affettività familiare, la necessità di avere relazioni amicali e un’intimità sessuale. È il bisogno che ci spinge a “far parte di qualcosa” e al ricoprire un ruolo nella nostra società.

Giungiamo così ai bisogni di stima che includono la propria autostima, l’essere approvati, rispettati e riconosciuti nella propria unicità e individualità.

Per concludere, al vertice della piramide, abbiamo i bisogni di autorealizzazione dunque il realizzarsi sotto ogni punto di vista: identità, aspettative e potenzialità. Ci riferiamo così al bisogno di essere ciò che si vuole in base alle proprie inclinazioni e passioni.

Questa teoria ai nostri giorni riscontra delle severe fragilità per via della sua rigidità intrinseca e il suo non tenere in considerazione le importanti interazioni e i condizionamenti provenienti dall’ambiente esterno.

Eppure, a mio avviso, ognuno di noi può, con essa, fare luce dentro di sé e sentirsi libero di integrarla e considerarla per capire cosa non va nel proprio presente e farsi un’idea su cosa focalizzarsi per riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

A partire dalla base del nostro benessere, dal sentirci fisicamente bene fino ad arrivare allo stare bene con noi stessi e gli altri, possiamo acquisire consapevolezza delle nostre scelte e agire attraverso le nostre energie motivazionali.

Grazie ai contributi di Paolo Bonaiuto, possiamo integrare a questa piramide altri tre bisogni a suo avviso di fondamentale importanza per l’essere umano:

il bisogno di aggressività – di costruzione/distruzione – di movimento.

Egli vuole accogliere e considerare quella naturale propensione dell’essere umano a provare emozioni e sentimenti di rabbia, collera, distruttività che esistono e sono tangibili dentro di noi ma che spesso vengono soffocati e oscurati con l’unico risultato di scindere le nostre identità e non ammettere una riconciliazione con parte del nostro animo. Ecco che talvolta siamo portatori di veri e propri macigni sul cuore che non siamo capaci di perdonare a noi stessi perché “scartati” alla base della nostra umanità.

In realtà portare allo scoperto e riconoscere queste sensazioni ed energie considerate come bisogni fondamentali per l’uomo conduce alla loro accettazione e futura rielaborazione. Ancora una volta ci viene in soccorso l’ascolto interiore di cui vi ho già parlato in uno scorso articolo.

Per tirare le somme, ogni momento abbiamo la possibilità di portare alla luce noi stessi, abbiamo il compito di “essere al mondo” e possiamo farlo nel modo migliore possibile, o come capita.

Io sceglierei la prima opzione che risulta semplice se ci rispettiamo per quello che siamo, partendo da ciò di cui abbiamo bisogno per poi aprire in noi “spazi di motivazione” e non “vuoti di disperazione” e realizzarci nel rapporto con noi stessi e le persone che amiamo.

Ricordate, il successo non è propriamente stare bene o “non stare male”, è di più!

È l’essere fieri di ciò che si è diventati, per merito delle proprie energie ogni attimo della nostra vita, e delle proprie relazioni significative.

Vi auguro di cambiare e migliorare ogni momento e di imparare a “lasciar andare” ciò di cui non avete realmente bisogno.

Nel prossimo articolo parlerò de “La strada del buon conflitto” per continuare il nostro percorso di crescita, addentrandoci maggiormente nel rapporto con l’altro, diverso da noi, e imparare ad esprimerci all’insegna della nostra e altrui libertà.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Voci interiori

Quanto ascoltiamo noi stessi?

Con questo articolo capirai:

  • Come migliorare la comunicazione e l’ascolto interiore
  • Perché porre attenzione ai condizionamenti esterni
  • Il valore delle emozioni

Piacere di incontrarti, sono Fra. Oggi cercherò di comunicare con te attraverso le mie parole, quelle che in questo momento la tua “vocina” interiore sta leggendo ad alta voce nella tua mente.

Voglio parlare proprio di lei, e di quanto tu la stia a sentire!

È, a mio avviso, assolutamente fantastico che l’essere umano sia capace di interiorizzare la propria voce, pensare, e comunicare con se stesso e gli altri. E comunichiamo non solo attraverso la nostra voce, ma con il corpo, coi gesti, con la mimica facciale, con la nostra postura, con la prossemica!

Non possiamo non comunicare.

 Attraverso il linguaggio verbale e non verbale parliamo agli altri di noi stessi, trasmettendo messaggi, informazioni ed emozioni che talvolta possono essere protagonisti dei cosidetti fraintendimenti.

Spesso diciamo che questi “errori” nelle comunicazioni sono dovuti al fatto che l’altro non ci sta prestando attenzione, ma in realtà sono davvero tante le interferenze che possono portare a incomprensioni: errori di decodifica delle informazioni, contesto emotivo compromesso, linguaggio ermetico e ambivalente!

In sostanza, avviene una comunicazione che risulta “disturbata” e poco efficace.

Non credo vi sorprenderà sapere che questi fraintendimenti hanno luogo, anche e soprattutto, all’interno di noi stessi.

Ecco che mi trovo a dover chiamare in causa uno dei concetti più significativi per me ; l’ascolto.

In questo caso facciamo riferimento proprio all’ Ascolto Interiore, ma cosa dobbiamo ascoltare? A cosa dobbiamo prestare attenzione?

In questo articolo parlerò di “Voci Interiori” per alludere proprio al tipo di comunicazione che attuiamo con gli altri, ma all’interno di noi stessi. Ecco che diveniamo sia soggetto che oggetto di comunicazione del nostro dialogo interiore.

Ebbene sì, sappiamo che dentro di noi avvengono molteplici comunicazioni e connessioni tra le nostre cellule, i nostri neuroni etc. Per semplificare il discorso vi invito a pensare che il nostro corpo e la nostra mente si scambiano di continuo messaggi e informazioni, basti pensare al dolore!

Quante volte abbiamo sbattuto il mignolo nello stipite della porta e abbiamo capito che probabilmente ci saremmo potuti fare seriamente male, e che non era cosa buona e giusta? Quante volte il nostro corpo ci fa capire i suoi limiti e le sue peculiari fragilità attraverso il dolore?

Eppure, ora che vi ho fatto riflettere con questo esempio, vi invito a pensare a quante volte avete sperimentato su voi stessi un diffuso senso di malessere senza riuscire a capirne la causa scatenante e avete chiesto a Google di diventare il contenitore emotivo delle vostre preoccupazioni?

Ottimo, siamo tutti nella stessa barca, il problema è che navighiamo in mari diversi, il nostro!

Purtroppo, siamo arrivati a livelli tali di dissociazione da noi stessi che spesso non siamo nemmeno capaci di percepire un male finché non diventa troppo pesante da sopportare, altrimenti, semplicemente lo ignoriamo.

 Stiamo trascurando noi stessi.

 Stiamo evitando di porre la nostra attenzione su ciò che abbiamo dentro, non solo a livello fisico e corporale, ma a livello emotivo!

Capite quanto sia importante allenarsi all’ascolto interiore? Ma da dove iniziare?

Partiamo dalle voci interiori più superficiali, quelle presenti ad ogni scelta che facciamo, quelle che parlano la nostra stessa lingua. Sto parlando di quelle voci che abbiamo interiorizzato dalla nostra cultura e dapprima dalla nostra educazione genitoriale. Quelle vocine sempre presenti nel giudicare giuste o sbagliate le nostre azioni, quelle che ci spingono verso determinati obiettivi scartandone altri, quelle stesse voci che spesso ci giudicano, che ci portano a confrontarci eccessivamente con gli altri, che ci dicono :“Non puoi farcela”, “Non sei abbastanza…”.

Come dicevo, siamo tutti nella stessa barca.

È normale che in questa epoca all’insegna dei social, così severa, con questi standard di bellezza indecenti, e la smania diffusa di volere sempre di più ed essere sempre i migliori in tutto, abbiamo iniziato a interiorizzare questi messaggi e lo abbiamo fatto prestandogli una voce, la nostra.

Dobbiamo partire da loro che sono le più grandi interferenze per quanto riguarda l’ascolto delle nostre reali necessità.

Riconoscerle è il primo passo per togliere loro quel potere che noi stessi gli abbiamo dato.

Dopo aver accuratamente posto in discussione ogni concezione interna legata a questa dimensione, non ci resta che addentrarci all’interno di un mondo ancora più nascosto ma onnipresente all’interno di noi stessi, il mondo delle emozioni!

Lo sapevate che il cervello “razionale”, tipico dell’essere umano, si è evoluto esteriormente al sistema limbico, guarda caso quello riguardante la sfera emotiva, e al cosiddetto cervello “rettiliano” più antico, sede degli istinti primari e delle funzioni corporee autonome?

In poche parole, prima di essere animali logico-razionali, siamo degli animali emotivi!

È assurdo pensare di ascoltarci senza dar voce alle emozioni, fondamentali in ogni nostra scelta nella vita e così presenti anche quando non ce ne accorgiamo.

Da oggi provate ad accorgervene.

Sono sempre lì, nella nostra pancia, nella nostra testa, e ce ne accorgiamo solo quando stiamo male e siamo “stressati”, ma loro sono li anche quando stiamo bene, semplicemente non ce ne occupiamo!

Nel prossimo articolo parlerò di “Emozioni. Riconoscerle per capire se stessi e gli altri” perché questo meraviglioso viaggio che riguarda noi stessi e l’ascolto della nostra intimità ha mille strade e intrecci e dobbiamo essere pronti, allenati e attenti nel dare voce, la nostra voce, a ciò che abbiamo dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto Fra di noi.