Libertà, essere o non essere

Mare, montagna, oceano e fiori: questa è la vista della libertà.

Impara a sentirti libero prima di esserlo.

Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni.

-Alda Merini

Ho sempre amato perdermi nelle parole di Alda Merini.

Amo la semplicità e la chiarezza delle sue poesie e le riflessioni che se ne possono trarre.

Oggi parlerò di libertà. Compito arduo in questo particolare momento storico ma perciò di primaria importanza.

Cosa significa essere liberi?

Parliamone.

Per molti libertà è sinonimo di riposo, nullafacenza.

Oggi sono libero” diciamo.

Abbiamo tempo “libero” quando non abbiamo nessun impegno in particolare e possiamo scegliere liberamente cosa fare. Significa smettere per un attimo di monetizzare la nostra esistenza.

Ma questo, non vi sembra il contrario di libertà?

Come Alda Merini ci indica, la libertà è una dimensione interiore misurabile per la propria intensità. Sognare vuol dire spingere il proprio sguardo al di là dei limiti del presente, fino a mirare l’orizzonte e avvicinarsi ad esso sempre di più, giorno dopo giorno.

Dunque, sono libero non in assenza di limiti, ma quando riesco a raggiungerli. Sono libero non appena sento di potercela fare.

Non è difficile sentirsi liberi, ma bisogna pur partire da qualcosa e quel qualcosa, ancora una volta siamo noi stessi.

Riuscire ad abbattere i propri limiti mentali è il primo passo verso la libertà, cambiare concezione delle cose, delle proprie possibilità fino a credere finalmente in se stessi.

Fare ciò che si vuole per raggiungere ciò che si sogna.

Non storcete il naso, non è impossibile come vi dice quella vocina antipatica dentro di voi, fatela zittire.

Guardate chi ce l’ha fatta, coloro che hanno raggiunto la piena libertà nell’esprimersi, a lavoro, nelle relazioni, sono persone che credevano in se stesse prima ancora di credere nell’altro.

Non sarò mai libero se prima non mi permetterò di esserlo.

Adesso che forse ci stiamo avvicinando alla concezione di libertà come sentimento interiore rispetto le proprie risorse personali, possiamo entrare nella diretta relazione con le libertà altrui.

Ebbene sì, è proprio vero che la mia libertà finisce quando comincia quella dell’altro, ma questo non significa sia “finta” o che non ne valga la pena! Vuol dire semplicemente che esistono dei “Legami”.

Legami familiari, legami scolastici, di amicizia e di amore, sono semplicemente delle connessioni, dei rapporti che vedono come protagonisti noi con altri diversi da noi.

Quando ci si sente liberi questi legami non fanno altro che ampliare l’intensità dei nostri progetti e dei nostri sogni e contemporaneamente arricchiscono la nostra anima di calore e affetto.

Quando invece ci si sente oppressi, prigionieri di un sistema percepito come più forte del proprio “io”, allora ecco che diventano “gabbie”.

A mio avviso, i legami sono imprescindibili per sentirci davvero liberi.

Non esisterebbe il concetto di libertà se ognuno potesse vivere calpestando chi ha di fianco.

Il rispetto per gli altri è fondamentale non solo per avere relazioni positive e cordiali in qualsiasi caso (anche in caso di conflitto, vedi “La strada del buon conflitto” https://www.fradinoi.com/2020/09/06/la-strada-del-buon-conflitto/) ma anche per “non avere macigni sul cuore” (es. sensi di colpa).

Per me la libertà non è avere tutto ciò che si vuole, né il poterlo avere quando lo si vuole. Libertà è guardare il cielo e sentirmi un tutt’uno con esso. Sentirmi parte della terra che ho sotto i piedi, condividere il vento con le onde del mare.

Insomma, mi sento libera quando, attraverso il legame che ho col mio corpo, con la mia terra e con le persone che amo, raggiungo i limiti della mia persona e riesco finalmente ad espanderli e a decentrarmi, accogliendo l’altro come parte di me.

Questa è la mia particolare visione della libertà ma sarei felice se tu pensassi al momento in cui ti sei sentito più libero in assoluto e lo scrivessi nei commenti, così da poter, ancora una volta, abbracciare nuovi punti di vista e crescere insieme.

Ma la libertà come autonomia?

Ovviamente non mi sono dimenticata della libertà nella sua accezione odierna di autonomia e possibilità, solo che non riesco a mettere le due cose sullo stesso piano.

La libertà economica, la libertà di parola, la libertà nel vestirsi in un certo modo e nel fare determinate cose senza avere ritorsioni sul piano morale, sociale e personale, sono tutte libertà fondamentali ma talvolta relative a determinate situazioni e momenti della nostra vita. Quello che ci può spingere a raggiungerle, passo dopo passo, è ciò che ci muove verso di loro.

Ecco che la libertà ridiventa la dimensione interiore che ci “spinge verso i nostri sogni” e verso le relazioni con gli altri.

Nel prossimo articolo parlerò di “Centrarsi e Decentrarsi” per continuare la nostra ricerca che ogni qual volta ci spinge a guardare fuori da noi, ci esorta nuovamente a guardarci dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Il presente è per sempre, scopri di cosa hai bisogno ora!

Con questo articolo potrai:

  • Cambiare la tua visione del tempo
  • Capire ciò di cui hai davvero bisogno
  • Distinguere il necessario dal superfluo
  • Conoscerti meglio

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa, il secondo migliore momento è adesso”

– Confucio

Ho sempre avuto grande ispirazione da questa frase, perciò ho voluto condividerla con voi.

Ogni momento da noi vissuto racchiude dentro di sé un grande potenziale che non sempre siamo capaci di sfruttare per esprimerci e realizzarci al massimo attraverso le  nostre idee, scelte e azioni.

Il presente è per sempre.

Ogni attimo resisterà per sempre nella nostra storia personale, sarà “futuro” nel venirci in mente e passato nei nostri ricordi.

La nostra vita è proprio lì, nel mezzo.

Il famoso “Qui e ora” purtroppo tendiamo sempre più a trasformarlo in “Lì e allora” col tentativo disperato di pianificare ogni attimo della nostra esistenza e averne il controllo, in un’ottica di successo che talvolta non vedremo mai realizzare nel modo esatto in cui ci saremmo aspettati per via dell’incredibile fugacità della vita e del “contrattempo non previsto” di turno.

Ecco che sentiamo l’esigenza di fare ordine all’interno di noi stessi e cambiare prospettiva circa il tempo e il modo con cui lo immaginiamo.

Nella mia vita molte volte mi sono ritrovata a voler “dare una svolta” alle mie giornate, a voler cambiare e ripartire da 0 perché fondamentalmente sentivo che qualcosa dentro di me non era al suo posto; non ero pienamente soddisfatta.

Allora mi sono chiesta: “Come posso sentirmi soddisfatta se non ho ancora capito di cosa ho bisogno?”

Avete mai riflettuto sul fatto che probabilmente scambiate il vostro tempo con un lavoro che vi porta un determinato stipendio, che per la maggior parte finisce per essere speso per cose di cui non avete realmente bisogno?

È come se stesse impiegando ciò che avete di più prezioso per beni, cibo e oggetti molto spesso dalla dubbia utilità.

A meno che non sia il lavoro la vostra più grande fonte di soddisfazione, probabilmente possiamo aspirare a qualcosa di meglio.

Ci basti fare una semplice considerazione, siamo tutti diversi.

Siamo differenti per educazione, cultura, idee, esperienze personali, risorse economiche e affettive, eppure le nostre vite si assomigliano fin troppo.

Seppur sia vero che tutti, in fin dei conti, desideriamo essere felici, stare bene e realizzarci in ambito professionale, personale e relazionale, siamo consapevoli di cosa ci renderebbe tali?

Per capirlo siamo chiamati ancora una volta a volgere lo sguardo all’interno di noi stessi.

Non essendo un compito propriamente semplice quello di “guardarsi dentro” ho pensato di condividere con voi la “Piramide dei bisogni” di Abraham Maslow.

Questa è stata per me fonte di riflessione e importante risorsa per riuscire a fare ordine tra i miei “contenuti interni” e scegliere su cosa focalizzare le mie energie per cominciare il meraviglioso viaggio della crescita personale.

Infatti, Maslow ci aiuta a stabilire una gerarchia tra i nostri bisogni in modo da utilizzare le nostre motivazioni (fonti energetiche primarie) orientandole dapprima verso la soddisfazione dei bisogni elementari, condizione necessaria per far emergere e poi soddisfare i bisogni di ordine superiore.

Vediamoli insieme!

La piramide si legge a partire dalla base che rappresenta le fondamenta dei nostri bisogni in quanto esseri umani. I primi sono quelli fisiologici che includono la fame, la sete, il sonno, la termoregolazione, il respiro, il sesso e in generale tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.

Superiormente a questi si passa a i bisogni di sicurezza tra cui protezione, sicurezza fisica e mentale, morale e familiare; in sostanza ciò che ci fornisce rassicurazione.

Ancora più in alto abbiamo i bisogni d’appartenenza tra cui la necessità di amare ed essere amati, l’affettività familiare, la necessità di avere relazioni amicali e un’intimità sessuale. È il bisogno che ci spinge a “far parte di qualcosa” e al ricoprire un ruolo nella nostra società.

Giungiamo così ai bisogni di stima che includono la propria autostima, l’essere approvati, rispettati e riconosciuti nella propria unicità e individualità.

Per concludere, al vertice della piramide, abbiamo i bisogni di autorealizzazione dunque il realizzarsi sotto ogni punto di vista: identità, aspettative e potenzialità. Ci riferiamo così al bisogno di essere ciò che si vuole in base alle proprie inclinazioni e passioni.

Questa teoria ai nostri giorni riscontra delle severe fragilità per via della sua rigidità intrinseca e il suo non tenere in considerazione le importanti interazioni e i condizionamenti provenienti dall’ambiente esterno.

Eppure, a mio avviso, ognuno di noi può, con essa, fare luce dentro di sé e sentirsi libero di integrarla e considerarla per capire cosa non va nel proprio presente e farsi un’idea su cosa focalizzarsi per riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

A partire dalla base del nostro benessere, dal sentirci fisicamente bene fino ad arrivare allo stare bene con noi stessi e gli altri, possiamo acquisire consapevolezza delle nostre scelte e agire attraverso le nostre energie motivazionali.

Grazie ai contributi di Paolo Bonaiuto, possiamo integrare a questa piramide altri tre bisogni a suo avviso di fondamentale importanza per l’essere umano:

il bisogno di aggressività – di costruzione/distruzione – di movimento.

Egli vuole accogliere e considerare quella naturale propensione dell’essere umano a provare emozioni e sentimenti di rabbia, collera, distruttività che esistono e sono tangibili dentro di noi ma che spesso vengono soffocati e oscurati con l’unico risultato di scindere le nostre identità e non ammettere una riconciliazione con parte del nostro animo. Ecco che talvolta siamo portatori di veri e propri macigni sul cuore che non siamo capaci di perdonare a noi stessi perché “scartati” alla base della nostra umanità.

In realtà portare allo scoperto e riconoscere queste sensazioni ed energie considerate come bisogni fondamentali per l’uomo conduce alla loro accettazione e futura rielaborazione. Ancora una volta ci viene in soccorso l’ascolto interiore di cui vi ho già parlato in uno scorso articolo.

Per tirare le somme, ogni momento abbiamo la possibilità di portare alla luce noi stessi, abbiamo il compito di “essere al mondo” e possiamo farlo nel modo migliore possibile, o come capita.

Io sceglierei la prima opzione che risulta semplice se ci rispettiamo per quello che siamo, partendo da ciò di cui abbiamo bisogno per poi aprire in noi “spazi di motivazione” e non “vuoti di disperazione” e realizzarci nel rapporto con noi stessi e le persone che amiamo.

Ricordate, il successo non è propriamente stare bene o “non stare male”, è di più!

È l’essere fieri di ciò che si è diventati, per merito delle proprie energie ogni attimo della nostra vita, e delle proprie relazioni significative.

Vi auguro di cambiare e migliorare ogni momento e di imparare a “lasciar andare” ciò di cui non avete realmente bisogno.

Nel prossimo articolo parlerò de “La strada del buon conflitto” per continuare il nostro percorso di crescita, addentrandoci maggiormente nel rapporto con l’altro, diverso da noi, e imparare ad esprimerci all’insegna della nostra e altrui libertà.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.