Centrarsi e decentrarsi. Scopri te stesso e impara ad acquisire punti di vista sempre diversi con queste attività!

Io sott'acqua, immersa nel mondo marino e contemporaneamente in me stessa.

Sei presente a te stesso o hai la testa fra le nuvole?

Ciò di cui parlerò oggi potrà sembrare un po’ complicato all’inizio, ma cercherò di utilizzare parole semplici e immagini chiare per descrivervi i processi di “centramento” e “decentramento” propri dell’uomo.

Centrarsi

Trovare il proprio centro significa essere presenti a se stessi, fisicamente e mentalmente.

Vuol dire trovarsi nel qui ed ora con lucidità mentale e prontezza nello svolgere qualsivoglia azione. È un po’ il contrario di “avere la testa fra le nuvole” per intenderci.

Infatti, è un processo chiave di molte discipline olistiche, le quali considerano l’uomo nella sua totalità e mirano al raggiungimento del suo equilibrio psicofisico.

Attività per “centrarsi”

Ho avuto modo di indagare la mia interiorità attraverso diverse discipline quali il Tai Chi, il Qi Qong, il Karate e l’Aikido (che tutt’ora pratico), ma anche con lo Yoga e il Pilates.

Posso dirvi per esperienza che è una sensazione assolutamente meravigliosa riuscire a portare la propria attenzione sul sé, ed entrare in contatto col proprio corpo, il proprio respiro, e sentirsi parte dell’intero universo.

A partire dal corpo si può raggiungere un livello di “centratura” più intima e interiore.

Sentirsi , ascoltarsi e raggiungere il centro della propria persona si traduce inevitabilmente nel perdere i propri schemi mentali per costruirne di nuovi, a partire dal momento presente.

A mio avviso possiamo arrivare a percepire il nostro centro anche attraverso il training autogeno, l’apnea e l’immersione subacquea.

Queste sono infatti attività ed esperienze che comportano un lasciar andare i propri punti di riferimento per immergersi in una realtà nuova che alla fine è lo specchio della propria interiorità.

Immergersi in se stessi è fondamentale per conoscersi, accettarsi e rinnovarsi.

In questo modo anche i nostri schemi mentali, le nostre scelte e le nostre azioni diventeranno qualitativamente migliori.

Leegi anche: https://www.fradinoi.com/2020/09/20/liberta-autonomia-e-possibilita-basteranno-a-farci-sentire-liberi-scoprilo-subito-e-dimmi-la-tua/

Decentrarsi

Il secondo movimento di cui voglio parlare è il processo di decentramento.

Esso è altrettanto importante,potremmo considerarlo come complementare al primo.

Per crescere non possiamo guardare solamente dentro di noi, dobbiamo saper lasciare andare i nostri pensieri, le rappresentazioni mentali e il nostro particolare punto di vista, per accogliere e abbracciare la realtà altrui.

Guardo un fiore e non vedo “un fiore”, così come farei se mi limitassi ad assecondare l’immagine mentale del concetto di fiore già presente in me, ma vedo “questo specifico fiore” e la sensazione che questo ricrea in me (centramento). Poi vedo un’ape, e quest’ape vede il fiore, e io improvvisamente vedo quel fiore con occhi nuovi, così come lo vede l’ape (decentramento).

Questo è un esempio banale, ma noi esseri umani siamo dotati della capacità di pensare:

  1. il nostro modo di pensare
  2. il modo di pensare dell’altro
  3. di confrontare le due modalità e trarne delle conclusioni

Il processo di decentramento, insomma, è lo stesso processo del bambino, che man mano nel suo processo di crescita, acquisisce la capacità di vedersi “da fuori”, così come lo vedono gli altri.

Significa perdere l’idea che il nostro punto di vista è l’unica realtà esistente e imparare a considerare quella altrui.

Dunque, significa anche guardare se stessi da un’ottica estranea dal sé, allontanandosi dai propri contenuti emotivi, dai propri vissuti interiori e saperli elaborare e gestire.

Leggi anche: https://www.fradinoi.com/2020/09/13/creativita-ed-espressione-del-se/

Attività per “decentrarsi”

Molte sono le attività che permettono di distanziarci dai nostri contenuti interni e rielaborarli tramite simbolizzazione.

Basti pensare alle artiterapie, o all’attività pittorica artistica, l’attività teatrale, la danza, il canto, l’attività musicale, o ancora alla narrazione, la scrittura, la lettura!

Come vedete sono splendide attività che ci permettono di ampliare le nostre vedute e di concepire punti di vista sempre differenti. L’osservazione di queste attività ha inoltre un forte potere catartico poichè pemette di immedesimarci in qualcuno di diverso, ma allo stesso tempo simile, a noi.

Se ci pensate, siamo tutti esseri umani e potremmo essere capaci di “rivederci” negli altri e provare, attraverso capacità empatiche ed intelligenza emotiva, le loro stesse sensazioni ed emozioni. Così facendo riusciremo ad acquisire maggior esperienza, seppur non vivendola direttamente, arricchendoci dal punto di vista personale. Tutto questo è possibile solo comprendendo il valore della relazione e smettendola ,una buona volta, di puntare il dito gli uni contro gli altri.

Centrarsi e decentrarsi sono processi dotati di un’infinita bellezza anche dal punto di vista filosofico, e in più sono interconnessi tra di loro.

Non posso decentrarmi se non ho un “centro” ben costruito e non posso centrarmi senza cogliere la differenza tra la mia realtà e quella altrui .

Ancora una volta mi auguro di avervi fatto riflettere ed avervi ispirato a sperimentare nuovi modi di pensare e di riflettere, per continuare questo viaggio all’insegna della crescita personale.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Libertà, essere o non essere

Mare, montagna, oceano e fiori: questa è la vista della libertà.

Impara a sentirti libero prima di esserlo.

Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni.

-Alda Merini

Ho sempre amato perdermi nelle parole di Alda Merini.

Amo la semplicità e la chiarezza delle sue poesie e le riflessioni che se ne possono trarre.

Oggi parlerò di libertà. Compito arduo in questo particolare momento storico ma perciò di primaria importanza.

Cosa significa essere liberi?

Parliamone.

Per molti libertà è sinonimo di riposo, nullafacenza.

Oggi sono libero” diciamo.

Abbiamo tempo “libero” quando non abbiamo nessun impegno in particolare e possiamo scegliere liberamente cosa fare. Significa smettere per un attimo di monetizzare la nostra esistenza.

Ma questo, non vi sembra il contrario di libertà?

Come Alda Merini ci indica, la libertà è una dimensione interiore misurabile per la propria intensità. Sognare vuol dire spingere il proprio sguardo al di là dei limiti del presente, fino a mirare l’orizzonte e avvicinarsi ad esso sempre di più, giorno dopo giorno.

Dunque, sono libero non in assenza di limiti, ma quando riesco a raggiungerli. Sono libero non appena sento di potercela fare.

Non è difficile sentirsi liberi, ma bisogna pur partire da qualcosa e quel qualcosa, ancora una volta siamo noi stessi.

Riuscire ad abbattere i propri limiti mentali è il primo passo verso la libertà, cambiare concezione delle cose, delle proprie possibilità fino a credere finalmente in se stessi.

Fare ciò che si vuole per raggiungere ciò che si sogna.

Non storcete il naso, non è impossibile come vi dice quella vocina antipatica dentro di voi, fatela zittire.

Guardate chi ce l’ha fatta, coloro che hanno raggiunto la piena libertà nell’esprimersi, a lavoro, nelle relazioni, sono persone che credevano in se stesse prima ancora di credere nell’altro.

Non sarò mai libero se prima non mi permetterò di esserlo.

Adesso che forse ci stiamo avvicinando alla concezione di libertà come sentimento interiore rispetto le proprie risorse personali, possiamo entrare nella diretta relazione con le libertà altrui.

Ebbene sì, è proprio vero che la mia libertà finisce quando comincia quella dell’altro, ma questo non significa sia “finta” o che non ne valga la pena! Vuol dire semplicemente che esistono dei “Legami”.

Legami familiari, legami scolastici, di amicizia e di amore, sono semplicemente delle connessioni, dei rapporti che vedono come protagonisti noi con altri diversi da noi.

Quando ci si sente liberi questi legami non fanno altro che ampliare l’intensità dei nostri progetti e dei nostri sogni e contemporaneamente arricchiscono la nostra anima di calore e affetto.

Quando invece ci si sente oppressi, prigionieri di un sistema percepito come più forte del proprio “io”, allora ecco che diventano “gabbie”.

A mio avviso, i legami sono imprescindibili per sentirci davvero liberi.

Non esisterebbe il concetto di libertà se ognuno potesse vivere calpestando chi ha di fianco.

Il rispetto per gli altri è fondamentale non solo per avere relazioni positive e cordiali in qualsiasi caso (anche in caso di conflitto, vedi “La strada del buon conflitto” https://www.fradinoi.com/2020/09/06/la-strada-del-buon-conflitto/) ma anche per “non avere macigni sul cuore” (es. sensi di colpa).

Per me la libertà non è avere tutto ciò che si vuole, né il poterlo avere quando lo si vuole. Libertà è guardare il cielo e sentirmi un tutt’uno con esso. Sentirmi parte della terra che ho sotto i piedi, condividere il vento con le onde del mare.

Insomma, mi sento libera quando, attraverso il legame che ho col mio corpo, con la mia terra e con le persone che amo, raggiungo i limiti della mia persona e riesco finalmente ad espanderli e a decentrarmi, accogliendo l’altro come parte di me.

Questa è la mia particolare visione della libertà ma sarei felice se tu pensassi al momento in cui ti sei sentito più libero in assoluto e lo scrivessi nei commenti, così da poter, ancora una volta, abbracciare nuovi punti di vista e crescere insieme.

Ma la libertà come autonomia?

Ovviamente non mi sono dimenticata della libertà nella sua accezione odierna di autonomia e possibilità, solo che non riesco a mettere le due cose sullo stesso piano.

La libertà economica, la libertà di parola, la libertà nel vestirsi in un certo modo e nel fare determinate cose senza avere ritorsioni sul piano morale, sociale e personale, sono tutte libertà fondamentali ma talvolta relative a determinate situazioni e momenti della nostra vita. Quello che ci può spingere a raggiungerle, passo dopo passo, è ciò che ci muove verso di loro.

Ecco che la libertà ridiventa la dimensione interiore che ci “spinge verso i nostri sogni” e verso le relazioni con gli altri.

Nel prossimo articolo parlerò di “Centrarsi e Decentrarsi” per continuare la nostra ricerca che ogni qual volta ci spinge a guardare fuori da noi, ci esorta nuovamente a guardarci dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Creatività ed espressione del sé

Una spirale di colori al cui centro sono io.

Non è questione di talento, la creatività è un modo di essere!

Con questo articolo imparerai :

  • Cos’è la creatività (secondo vari autori)
  • Qual è la sua funzione
  • Quali sono i benefici per il sé e per la relazione con gli altri

Per molto tempo ho pensato la creatività come un talento, come un qualcosa che si possiede, quasi naturalmente, strettamente legata all’esperienza artistica e musicale.

Vi dirò, invece, che si può essere creativi in qualsiasi situazione e che il talento non c’entra un bel niente.

La creatività, infatti, è un mezzo che permette di sintonizzarci con le nostre emozioni più recondite e di rielaborarle, attraverso il nostro modo di fare, pensare e agire.

Io la vedo come una grande tavolozza di colori, tutti diversi tra loro, che possiamo utilizzare per dipingere su una tela infinitamente grande. Se pensiamo ai colori come alle nostre emozioni, vissuti e contenuti interiori, ci rendiamo conto che la tela è la nostra vita, scandita dal tempo e dalle situazioni di tutti i giorni.

La creatività ci apre a due splendide prospettive:

  1. Conoscerci ed esprimerci al meglio
  2. Relazionarci con gli altri attraverso le nostre creazioni

Infatti, quando creiamo qualcosa, che sia una ricetta, un dipinto, un modo di risolvere una situazione o una poesia, stiamo portando qualcosa che esisteva nella nostra intimità a un livello più esteriore, più vicino al mondo degli “altri”. Attraverso l’incontro con lo sguardo dell’osservatore, possiamo allora entrare in una profonda relazione con quest’ultimo e comunicargli, senza filtri, ciò che sentiamo dentro.

Inoltre, la creatività origina da un incontro ancora precedente, di noi stessi nei confronti della realtà. Dunque, la relazione che avviene tra il sé e la percezione della realtà in se stessi, in cui può esserci rispecchiamento, proiezione o introiezione.

La creatività secondo A. Maslow, E. Fromm e R. May

Molti sono i grandi autori e personaggi che riportano nei loro scritti tale concetto di creatività:

  • Abraham H. Maslow parla di “Creatività Autorealizzatrice” attraverso cui l’individuo realizza la sua integrazione e unificazione. Quindi, la creatività dell’uomo che realizza il suo io. Infatti, secondo la sua visione, la creatività è un vero e proprio stato esistenziale in cui la persona “non è né vincitore né perdente nella sua guerra civile interiore, però la trascende” (pg. 97, La creatività. E. Fromm, R. May, C. R. Rogers, A. H. Maslow, M. Mead.).
  • Per Erich Fromm, che ci parla di Atteggiamento Creativo come elemento caratteriale della persona, la creatività è “La capacità di vedere (o di essere consapevoli) e di rispondere”, (ivi). Dunque, un’esperienza che origina dall’osservazione di ciò che è altro da noi, che ci sorprende e rende perplessi, e ci da la possibilità di volgere lo sguardo sull’esperienza che ha origine in noi. In più, egli afferma che per non diventare prigionieri di noi stessi, sarà bene rinunciare al possesso di sé in quanto proprietà e iniziare a sperimentarsi nel processo di “risposta creativa” in cui l’io si fonde con l’altro, il mondo.
  • Rollo May, ancora, intende la creatività in termini di processo creativo che origina dall’incontro dell’io con l’altro da sé. Questo spingerebbe dunque a un’esperienza di consapevolezza interna la quale si traduce in atto creativo.

Creatività come processo creativo

Giungiamo alla conclusione che è impossibile parlare di creatività senza nominare lo stato emotivo della persona che attua, tramite atteggiamento creativo un processo creativo.

Questo conferisce nell’immediato diversi benefici:

  1. Arricchisce il sé
  2. Da valore alle emozioni, i vissuti e alle risorse personali
  3. Favorisce la comunicazione e la relazione con l’altro
  4. Integra la personalità
  5. Permette di tollerare le emozioni negative tramite la loro simbolizzazione

Quante volte ci capita di reagire alle cose in automatico, senza farci troppe domande?

Forse, nell’immaginario collettivo, questo è qualcosa che semplifica la vita di tutti i giorni, ma se ci riflettete un attimo, è semplice capire che in realtà è proprio la causa del nostro “auto-annullamento”.

A furia di ripetere che siamo tutti uguali, in qualche modo stiamo iniziando a crederci. Trasformando all’unisono la nostra vita in una corsa a ostacoli senza traguardo, ci ritroviamo ad avere vite simili fra di noi formate da una mera ripetizione di giornate che sembrano tutte uguali, e una ripetizione di eventi in cui abbiamo un ruolo passivo.

Ci siamo uniformati e rassegnati alla nostra pessima comfort- zone.

Essere creativi, invece, ci permette di rispondere alle cose con fare autentico, significa osservare bene le piccole cose che ci accadono ogni giorno e sentire il modo unico tutto ciò che ci accade, rendendo uniche di conseguenza le nostre scelte e strade, in linea con le nostre peculiarità.

Essere creativi, alla fine, significa proprio essere autentici, originali, significa dare “voce” a ciò che altrimenti resterebbe inespresso all’interno di noi stessi.

Vi auguro di provare ad essere creativi, di trovare il vostro peculiare modo di essere e di stupirvi e sbalordirvi delle piccole cose, perché nella vita per quanto le esperienze si assomiglino non c’è né una uguale a un’altra. In più, vi auguro di essere promotori di creatività, di condividerla e di non preoccuparvi troppo dei giudizi altrui, la cosa più importante è la vostra felicità, vedrete quanto contagiosa può essere!

Nel prossimo articolo parlerò di “Libertà, essere o non essere” per riuscire a delimitare ancora meglio la strada della nostra crescita personale in relazione alla realtà degli altri.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Il presente è per sempre, scopri di cosa hai bisogno ora!

Con questo articolo potrai:

  • Cambiare la tua visione del tempo
  • Capire ciò di cui hai davvero bisogno
  • Distinguere il necessario dal superfluo
  • Conoscerti meglio

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa, il secondo migliore momento è adesso”

– Confucio

Ho sempre avuto grande ispirazione da questa frase, perciò ho voluto condividerla con voi.

Ogni momento da noi vissuto racchiude dentro di sé un grande potenziale che non sempre siamo capaci di sfruttare per esprimerci e realizzarci al massimo attraverso le  nostre idee, scelte e azioni.

Il presente è per sempre.

Ogni attimo resisterà per sempre nella nostra storia personale, sarà “futuro” nel venirci in mente e passato nei nostri ricordi.

La nostra vita è proprio lì, nel mezzo.

Il famoso “Qui e ora” purtroppo tendiamo sempre più a trasformarlo in “Lì e allora” col tentativo disperato di pianificare ogni attimo della nostra esistenza e averne il controllo, in un’ottica di successo che talvolta non vedremo mai realizzare nel modo esatto in cui ci saremmo aspettati per via dell’incredibile fugacità della vita e del “contrattempo non previsto” di turno.

Ecco che sentiamo l’esigenza di fare ordine all’interno di noi stessi e cambiare prospettiva circa il tempo e il modo con cui lo immaginiamo.

Nella mia vita molte volte mi sono ritrovata a voler “dare una svolta” alle mie giornate, a voler cambiare e ripartire da 0 perché fondamentalmente sentivo che qualcosa dentro di me non era al suo posto; non ero pienamente soddisfatta.

Allora mi sono chiesta: “Come posso sentirmi soddisfatta se non ho ancora capito di cosa ho bisogno?”

Avete mai riflettuto sul fatto che probabilmente scambiate il vostro tempo con un lavoro che vi porta un determinato stipendio, che per la maggior parte finisce per essere speso per cose di cui non avete realmente bisogno?

È come se stesse impiegando ciò che avete di più prezioso per beni, cibo e oggetti molto spesso dalla dubbia utilità.

A meno che non sia il lavoro la vostra più grande fonte di soddisfazione, probabilmente possiamo aspirare a qualcosa di meglio.

Ci basti fare una semplice considerazione, siamo tutti diversi.

Siamo differenti per educazione, cultura, idee, esperienze personali, risorse economiche e affettive, eppure le nostre vite si assomigliano fin troppo.

Seppur sia vero che tutti, in fin dei conti, desideriamo essere felici, stare bene e realizzarci in ambito professionale, personale e relazionale, siamo consapevoli di cosa ci renderebbe tali?

Per capirlo siamo chiamati ancora una volta a volgere lo sguardo all’interno di noi stessi.

Non essendo un compito propriamente semplice quello di “guardarsi dentro” ho pensato di condividere con voi la “Piramide dei bisogni” di Abraham Maslow.

Questa è stata per me fonte di riflessione e importante risorsa per riuscire a fare ordine tra i miei “contenuti interni” e scegliere su cosa focalizzare le mie energie per cominciare il meraviglioso viaggio della crescita personale.

Infatti, Maslow ci aiuta a stabilire una gerarchia tra i nostri bisogni in modo da utilizzare le nostre motivazioni (fonti energetiche primarie) orientandole dapprima verso la soddisfazione dei bisogni elementari, condizione necessaria per far emergere e poi soddisfare i bisogni di ordine superiore.

Vediamoli insieme!

La piramide si legge a partire dalla base che rappresenta le fondamenta dei nostri bisogni in quanto esseri umani. I primi sono quelli fisiologici che includono la fame, la sete, il sonno, la termoregolazione, il respiro, il sesso e in generale tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.

Superiormente a questi si passa a i bisogni di sicurezza tra cui protezione, sicurezza fisica e mentale, morale e familiare; in sostanza ciò che ci fornisce rassicurazione.

Ancora più in alto abbiamo i bisogni d’appartenenza tra cui la necessità di amare ed essere amati, l’affettività familiare, la necessità di avere relazioni amicali e un’intimità sessuale. È il bisogno che ci spinge a “far parte di qualcosa” e al ricoprire un ruolo nella nostra società.

Giungiamo così ai bisogni di stima che includono la propria autostima, l’essere approvati, rispettati e riconosciuti nella propria unicità e individualità.

Per concludere, al vertice della piramide, abbiamo i bisogni di autorealizzazione dunque il realizzarsi sotto ogni punto di vista: identità, aspettative e potenzialità. Ci riferiamo così al bisogno di essere ciò che si vuole in base alle proprie inclinazioni e passioni.

Questa teoria ai nostri giorni riscontra delle severe fragilità per via della sua rigidità intrinseca e il suo non tenere in considerazione le importanti interazioni e i condizionamenti provenienti dall’ambiente esterno.

Eppure, a mio avviso, ognuno di noi può, con essa, fare luce dentro di sé e sentirsi libero di integrarla e considerarla per capire cosa non va nel proprio presente e farsi un’idea su cosa focalizzarsi per riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

A partire dalla base del nostro benessere, dal sentirci fisicamente bene fino ad arrivare allo stare bene con noi stessi e gli altri, possiamo acquisire consapevolezza delle nostre scelte e agire attraverso le nostre energie motivazionali.

Grazie ai contributi di Paolo Bonaiuto, possiamo integrare a questa piramide altri tre bisogni a suo avviso di fondamentale importanza per l’essere umano:

il bisogno di aggressività – di costruzione/distruzione – di movimento.

Egli vuole accogliere e considerare quella naturale propensione dell’essere umano a provare emozioni e sentimenti di rabbia, collera, distruttività che esistono e sono tangibili dentro di noi ma che spesso vengono soffocati e oscurati con l’unico risultato di scindere le nostre identità e non ammettere una riconciliazione con parte del nostro animo. Ecco che talvolta siamo portatori di veri e propri macigni sul cuore che non siamo capaci di perdonare a noi stessi perché “scartati” alla base della nostra umanità.

In realtà portare allo scoperto e riconoscere queste sensazioni ed energie considerate come bisogni fondamentali per l’uomo conduce alla loro accettazione e futura rielaborazione. Ancora una volta ci viene in soccorso l’ascolto interiore di cui vi ho già parlato in uno scorso articolo.

Per tirare le somme, ogni momento abbiamo la possibilità di portare alla luce noi stessi, abbiamo il compito di “essere al mondo” e possiamo farlo nel modo migliore possibile, o come capita.

Io sceglierei la prima opzione che risulta semplice se ci rispettiamo per quello che siamo, partendo da ciò di cui abbiamo bisogno per poi aprire in noi “spazi di motivazione” e non “vuoti di disperazione” e realizzarci nel rapporto con noi stessi e le persone che amiamo.

Ricordate, il successo non è propriamente stare bene o “non stare male”, è di più!

È l’essere fieri di ciò che si è diventati, per merito delle proprie energie ogni attimo della nostra vita, e delle proprie relazioni significative.

Vi auguro di cambiare e migliorare ogni momento e di imparare a “lasciar andare” ciò di cui non avete realmente bisogno.

Nel prossimo articolo parlerò de “La strada del buon conflitto” per continuare il nostro percorso di crescita, addentrandoci maggiormente nel rapporto con l’altro, diverso da noi, e imparare ad esprimerci all’insegna della nostra e altrui libertà.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Voci interiori

Quanto ascoltiamo noi stessi?

Con questo articolo capirai:

  • Come migliorare la comunicazione e l’ascolto interiore
  • Perché porre attenzione ai condizionamenti esterni
  • Il valore delle emozioni

Piacere di incontrarti, sono Fra. Oggi cercherò di comunicare con te attraverso le mie parole, quelle che in questo momento la tua “vocina” interiore sta leggendo ad alta voce nella tua mente.

Voglio parlare proprio di lei, e di quanto tu la stia a sentire!

È, a mio avviso, assolutamente fantastico che l’essere umano sia capace di interiorizzare la propria voce, pensare, e comunicare con se stesso e gli altri. E comunichiamo non solo attraverso la nostra voce, ma con il corpo, coi gesti, con la mimica facciale, con la nostra postura, con la prossemica!

Non possiamo non comunicare.

 Attraverso il linguaggio verbale e non verbale parliamo agli altri di noi stessi, trasmettendo messaggi, informazioni ed emozioni che talvolta possono essere protagonisti dei cosidetti fraintendimenti.

Spesso diciamo che questi “errori” nelle comunicazioni sono dovuti al fatto che l’altro non ci sta prestando attenzione, ma in realtà sono davvero tante le interferenze che possono portare a incomprensioni: errori di decodifica delle informazioni, contesto emotivo compromesso, linguaggio ermetico e ambivalente!

In sostanza, avviene una comunicazione che risulta “disturbata” e poco efficace.

Non credo vi sorprenderà sapere che questi fraintendimenti hanno luogo, anche e soprattutto, all’interno di noi stessi.

Ecco che mi trovo a dover chiamare in causa uno dei concetti più significativi per me ; l’ascolto.

In questo caso facciamo riferimento proprio all’ Ascolto Interiore, ma cosa dobbiamo ascoltare? A cosa dobbiamo prestare attenzione?

In questo articolo parlerò di “Voci Interiori” per alludere proprio al tipo di comunicazione che attuiamo con gli altri, ma all’interno di noi stessi. Ecco che diveniamo sia soggetto che oggetto di comunicazione del nostro dialogo interiore.

Ebbene sì, sappiamo che dentro di noi avvengono molteplici comunicazioni e connessioni tra le nostre cellule, i nostri neuroni etc. Per semplificare il discorso vi invito a pensare che il nostro corpo e la nostra mente si scambiano di continuo messaggi e informazioni, basti pensare al dolore!

Quante volte abbiamo sbattuto il mignolo nello stipite della porta e abbiamo capito che probabilmente ci saremmo potuti fare seriamente male, e che non era cosa buona e giusta? Quante volte il nostro corpo ci fa capire i suoi limiti e le sue peculiari fragilità attraverso il dolore?

Eppure, ora che vi ho fatto riflettere con questo esempio, vi invito a pensare a quante volte avete sperimentato su voi stessi un diffuso senso di malessere senza riuscire a capirne la causa scatenante e avete chiesto a Google di diventare il contenitore emotivo delle vostre preoccupazioni?

Ottimo, siamo tutti nella stessa barca, il problema è che navighiamo in mari diversi, il nostro!

Purtroppo, siamo arrivati a livelli tali di dissociazione da noi stessi che spesso non siamo nemmeno capaci di percepire un male finché non diventa troppo pesante da sopportare, altrimenti, semplicemente lo ignoriamo.

 Stiamo trascurando noi stessi.

 Stiamo evitando di porre la nostra attenzione su ciò che abbiamo dentro, non solo a livello fisico e corporale, ma a livello emotivo!

Capite quanto sia importante allenarsi all’ascolto interiore? Ma da dove iniziare?

Partiamo dalle voci interiori più superficiali, quelle presenti ad ogni scelta che facciamo, quelle che parlano la nostra stessa lingua. Sto parlando di quelle voci che abbiamo interiorizzato dalla nostra cultura e dapprima dalla nostra educazione genitoriale. Quelle vocine sempre presenti nel giudicare giuste o sbagliate le nostre azioni, quelle che ci spingono verso determinati obiettivi scartandone altri, quelle stesse voci che spesso ci giudicano, che ci portano a confrontarci eccessivamente con gli altri, che ci dicono :“Non puoi farcela”, “Non sei abbastanza…”.

Come dicevo, siamo tutti nella stessa barca.

È normale che in questa epoca all’insegna dei social, così severa, con questi standard di bellezza indecenti, e la smania diffusa di volere sempre di più ed essere sempre i migliori in tutto, abbiamo iniziato a interiorizzare questi messaggi e lo abbiamo fatto prestandogli una voce, la nostra.

Dobbiamo partire da loro che sono le più grandi interferenze per quanto riguarda l’ascolto delle nostre reali necessità.

Riconoscerle è il primo passo per togliere loro quel potere che noi stessi gli abbiamo dato.

Dopo aver accuratamente posto in discussione ogni concezione interna legata a questa dimensione, non ci resta che addentrarci all’interno di un mondo ancora più nascosto ma onnipresente all’interno di noi stessi, il mondo delle emozioni!

Lo sapevate che il cervello “razionale”, tipico dell’essere umano, si è evoluto esteriormente al sistema limbico, guarda caso quello riguardante la sfera emotiva, e al cosiddetto cervello “rettiliano” più antico, sede degli istinti primari e delle funzioni corporee autonome?

In poche parole, prima di essere animali logico-razionali, siamo degli animali emotivi!

È assurdo pensare di ascoltarci senza dar voce alle emozioni, fondamentali in ogni nostra scelta nella vita e così presenti anche quando non ce ne accorgiamo.

Da oggi provate ad accorgervene.

Sono sempre lì, nella nostra pancia, nella nostra testa, e ce ne accorgiamo solo quando stiamo male e siamo “stressati”, ma loro sono li anche quando stiamo bene, semplicemente non ce ne occupiamo!

Nel prossimo articolo parlerò di “Emozioni. Riconoscerle per capire se stessi e gli altri” perché questo meraviglioso viaggio che riguarda noi stessi e l’ascolto della nostra intimità ha mille strade e intrecci e dobbiamo essere pronti, allenati e attenti nel dare voce, la nostra voce, a ciò che abbiamo dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto Fra di noi.