Dentro una tempesta chiamata Covid-19

La tempesta mi avvolge ma non mi spaventa

Vivere la Pandemia tra paura e speranza

Non è semplice vivere in questo momento storico. Avevamo sopravvalutato il potere dell’essere umano e convinti di sapere tutto, ci siamo ritrovati difronte i nostri più grandi limiti.

Adesso viviamo tra paura e speranza. Paura di rimanere sconfitti, di perdere la lotta alla vita e la speranza di vincere, in qualche modo, contro il Covid-19.

Abbiamo dovuto fare i conti con la natura, che col tempo ci siamo resi nemica attraverso l’arma della superficialità e dello spreco.

Esattamente; sprechiamo le nostre risorse e ci limitiamo a farci “i fatti nostri” come se il mondo non fosse parte di noi e noi parte di esso.

La nostra realtà è quella che respiriamo, viviamo, mangiamo e curiamo ogni giorno.

Le immagini che abbiamo dentro, le parole che crescendo abbiamo appreso, derivano da questo grande tutto che ci circonda e ci attraversa.

Forse mi direte che lo sapevate già. Forse penserete che stia dicendo l’ovvio, ed è proprio questo il punto. Queste sono percezioni che tutti possediamo ma che nessuno ha bene a mente nel momento in cui sceglie di compiere una qualsivoglia azione.

Questa pandemia è il risultato di comportamenti, avvenimenti e scelte di persone che hanno pensato prima di tutto a se stesse.

Adesso, che siamo “sopravvissuti”, viviamo tra la paura e la speranza, e siamo fragili e spavaldi.

Rispondiamo al terrore di stare male sottovalutando il rischio e sopravvalutando la nostra capacità di esserne immuni.

Eppure, dopo mesi estivi che ci hanno visti protagonisti di vacanze, viaggi e serate di assoluta allegria, sembra essere tornata la nuvola di passaggio chiamata “Covid-19″e non sembra voler passare in fretta.

Siamo dentro la tempesta e siamo infreddoliti e spaventati dal ricordo di una quarantena che ha gettato ombra sulle nostre esistenze, e speranzosi, su un piano immaginario, di tornare presto a vivere quell’allegria e tranquillità che abbiamo creduto potesse durare a lungo durante le nostre serate estive.

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Come dovremmo rispondere a tutto ciò?

È importante riuscire a trovare uno spazio tra la fragilità delle nostre emozioni e la spavalderia delle nostre azioni.

Bisogna guardare la realtà senza filtri, e per farlo dobbiamo prima di tutto prendere coscienza che il rischio diventa pericolo se noi non facciamo niente per proteggerci.

Tutto deve ripartire, ma non come se nulla fosse avvenuto.

Dobbiamo avere coscienza e riacquisire il potere delle nostre azioni. Dobbiamo comportarci consapevoli del rischio e per questo, prima dobbiamo accoglierlo.

Se io mi rifiuto di vedere la realtà, questa mi verrà a trovare nei sogni e arriverà più potente che mai.

Se io accolgo questa paura, se ne parlo con i miei amici e ci facciamo forza a vicenda, se mi rimbocco le maniche e mi comporto nel modo migliore possibile, non solo sarò la migliore versione di me stesso, ma riuscirò a scorgere il lato positivo della tempesta.

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Oltre il covid-19

C’è un lato positivo in tutto questo?

Come per tutto c’è qualcosa di davvero prezioso in tutta questa situazione.

Quanti di voi hanno dato una svolta alla propria vita?

Quanti di voi hanno riflettuto sulle proprie scelte attuali e hanno rivisto i propri comportamenti alla luce dei propri sentimenti?

Questa pandemia ci sta svegliando in direzione di una seconda vita.

Abbiamo immaginato e fantasticato la fine di tutto e siamo giunti alla conclusione che forse qualcosa non va nelle nostre vite e nelle nostre giornate.

Abbiamo avuto modo di osservare le dinamiche all’interno di noi stessi e nei nostri nuclei familiari, abbiamo capito chi ci è mancato davvero e chi non dava abbastanza valore alla nostra esistenza.

È in questo particolare momento storico che possiamo sperare in una rivoluzione.

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È adesso che dobbiamo agire! Ma in quale direzione?

Non c’è fretta, in questo viaggio all’insegna della crescita personale potrai darti del tempo e delle attenzioni affinché le tue scelte non siano le più veloci ma le più appropriate per la tua persona.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

L’Acqua, la nostra origine, la nostra risorsa, la nostra vita

Io immersa sott'acqua e contempoaneamente dentro me stessa.

La simbologia dell’acqua, la paura dell’ignoto e la mia rinascita.

“L’acqua è delle origini. Da acque mitologiche originò l’universo, da acque oceaniche affiorarono le terre emerse, in acque marine si formò la vita, in acquosità uterine si sviluppa il feto, in brodi di coltura crescono colonie biologiche.

– Widmann

Ebbene, oggi ci immergeremo nel magico mondo dell’acqua che ci accompagna da tutta la vita e anche di più.

Acqua come origine

Sul versante psicologico l’acqua possiede una potente simbologia. La nostra vita in quanto esseri umani ha avuto origine a partire dall’utero materno in cui siamo stati immersi per nove mesi, protetti e nutriti nel ventre di nostra madre. Il liquido amniotico che ci abbracciava rappresentava tutto il nostro mondo e la primissima esperienza che abbiamo vissuto prima ancora di nascere.

Riguardo la nostra origine come esseri viventi ipotizziamo che la vita abbia avuto origine a partire dal brodo primordiale.

Dunque l’acqua è nostra madre e progenitrice e il nostro corpo e la nostra mente lo sanno; sanno quanto è potente e forte l’impatto che tutt’ora ha su di noi.

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Acqua come sensazioni ed emozioni

Siamo capaci di provare sensazioni di rassicurazione e piacevolezza semplicemente calandoci in acqua al mare, o ancora di più nell’acqua termale che col suo calore ci abbraccia e ci fa sentire protetti, come all’origine della nostra vita.

Anche per i bambini l’acqua è simbolo di una madre che abbraccia e avvolge, che libera e rassicura, ed è fonte di divertimento, piacere, e incredibile curiosità.

Ad ogni modo, osservate un bambino lasciato libero in riva al mare, non importa quale sia la sua età, sarà attratto dall’acqua, ne rimarrà conquistato e incuriosito e cercherà ogni modo possibile per raggiungerla.

Acqua come bisogno primario

Oltrettutto c’è molto altro. Dobbiamo considerare che bere è un nostro bisogno primario, siamo fatti di acqua per la maggior parte ed è per noi fonte di benessere e salute psicofisica. Quando ci “dissetiamo” dopo lunghi periodi di sete, ci sembra di tornare in vita.

Acqua e relazione

L’acqua ci unisce e ci connette all’altro creando uno spazio “pieno” nel quale muoverci assieme. Quello che viene a crearsi quando ci si immerge in gruppo, che sia una madre o un padre con suo figlio, o un gruppo di amici, è una magica atmosfera di condivisone e armonia dove il movimento di uno arriva all’altro in modo percettibile e inconfondibile.

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Acque oscure simbolo dell’ignoto

Ricapitolando, l’acqua è stata la nostra origine, la nostra casa, è la nostra fonte primaria di vita e in più ci connette gli uni agli altri e ci riporta al ricordo di ciò che eravamo provocando una regressione che ci rassicura.

Ma attenzione, l’acqua è anche simbolo di ciò che non conosciamo, come direbbe Jung :

“L’acqua, il mare, è il simbolo dell’inconscio per eccellenza, con tutti i contenuti rappresentati da tutti gli esseri che vivono nelle sue profondità”

Difatti, le acque profonde dell’oceano sono un universo di cui ancor oggi non conosciamo abbastanza.

Talvolta ci spaventiamo immersi in acque profonde, torbide, sconosciute, che ci portano a perdere ogni punto di riferimento. Ecco allora che sperimentiamo la paura nei confronti di quell’acqua che rappresenta la vastità dell’ignoto, dell’oscuro e del rimosso. Immergerci può creare in ciascuno di noi sensazioni e reazioni del tutto diverse se dapprima nella nostra vita abbiamo vissuto esperienze spiacevoli.

Nell’acqua possiamo ritrovarci così come possiamo perderci se non abbiamo nessun punto di riferimento. Dobbiamo essere il nostro punto di riferimento.

Acqua come occasione di ascolto interiore

Ecco che diventa importante ascoltarsi, parlare a se stessi dei propri ricordi, dei significati e dei propri vissuti.

Significa immergersi non solo in acque sconosciute ma all’interno di se stessi e riuscire a trovare in quel buio uno stato di quiete, abbracciando e accogliendo ciò che c’è di più oscuro in noi, senza averne paura.

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La mia esperienza

Tante persone hanno o hanno avuto timore del mare e dell’oceano. Io per prima da bambina avevo appreso dai miei genitori che l’acqua era “pericolosa” perché poteva farmi del male,“affogarmi” e affondarmi, poteva portarmi a largo, lontana, poteva “vincere” sulla mia persona. Crescendo, ho dovuto e voluto combattere queste paure, perché radicate in me così in profondità da condizionare le mie scelte e azioni di tutti i giorni, anche al di fuori dell’acqua stessa. Stavo cominciando ad incorporare al mio modo di pensare il concetto per cui il mondo esterno è “pericoloso” e che perdere i miei punti di riferimento era un “rischio troppo grande”.

Non avrei mai fatto vincere queste paure.

Con l’ascolto delle mie emozioni, mi sono accorta che qualcosa di irrazionale e potente spingeva le mie decisioni e mi condizionava, e allora ho iniziato questo viaggio alla ricerca del benessere, non solo teorico ma pratico, nell’esperienze di tutti i giorni.

Ho accolto tutto ciò che portavo dentro e gradualmente ci ho fatto i conti. Ho guardato le mie “preoccupazioni” negli occhi e le ho trasformate secondo il mio attuale punto di vista:

L’ignoto può spaventare, ma non per questo ci deve fermare. Non è l’acqua che mi annega, sono io che potrei annegare nell’acqua, non è l’acqua che mi porta a largo, sono io che potrei non avere la forza di nuotare contro corrente. Ecco che l’acqua smette di essere “colpevole” e diventa il riflesso della mia interiorità. Ecco che capisco qual è la strada da percorrere, fortificarmi.

Il mio attuale rapporto con l’acqua

E così è stato, ho fatto pratica e sono andata al mare tutti i giorni, mi sono immersa più che potevo e mi sono innamorata del fondale, dei pesci, delle alghe, di quel magico mondo. E così facendo mi sono immersa nelle mie paure e ho iniziato a fare attenzione alle meraviglie che ho dentro di me e alla bellezza che risiede nello sguardo, tra il dentro e il fuori.

Oggi sono a un passo dal diventare Tecnico Nazionale di Acquamotricità Neonatale e non potrei essere più felice di essere entrata a far parte di questo mondo.

Spero che la mia esperienza possa servirti per affrontare ogni tipo di paura, al di fuori o all’interno del mondo acquatico e marino, e spero di averti ispirato a crescere in direzione di ciò che è ancora “acqua sconosciuta” perché è lì ed è piena di vita.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

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Libertà, essere o non essere

Mare, montagna, oceano e fiori: questa è la vista della libertà.

Impara a sentirti libero prima di esserlo.

Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni.

-Alda Merini

Ho sempre amato perdermi nelle parole di Alda Merini.

Amo la semplicità e la chiarezza delle sue poesie e le riflessioni che se ne possono trarre.

Oggi parlerò di libertà. Compito arduo in questo particolare momento storico ma perciò di primaria importanza.

Cosa significa essere liberi?

Parliamone.

Per molti libertà è sinonimo di riposo, nullafacenza.

Oggi sono libero” diciamo.

Abbiamo tempo “libero” quando non abbiamo nessun impegno in particolare e possiamo scegliere liberamente cosa fare. Significa smettere per un attimo di monetizzare la nostra esistenza.

Ma questo, non vi sembra il contrario di libertà?

Come Alda Merini ci indica, la libertà è una dimensione interiore misurabile per la propria intensità. Sognare vuol dire spingere il proprio sguardo al di là dei limiti del presente, fino a mirare l’orizzonte e avvicinarsi ad esso sempre di più, giorno dopo giorno.

Dunque, sono libero non in assenza di limiti, ma quando riesco a raggiungerli. Sono libero non appena sento di potercela fare.

Non è difficile sentirsi liberi, ma bisogna pur partire da qualcosa e quel qualcosa, ancora una volta siamo noi stessi.

Riuscire ad abbattere i propri limiti mentali è il primo passo verso la libertà, cambiare concezione delle cose, delle proprie possibilità fino a credere finalmente in se stessi.

Fare ciò che si vuole per raggiungere ciò che si sogna.

Non storcete il naso, non è impossibile come vi dice quella vocina antipatica dentro di voi, fatela zittire.

Guardate chi ce l’ha fatta, coloro che hanno raggiunto la piena libertà nell’esprimersi, a lavoro, nelle relazioni, sono persone che credevano in se stesse prima ancora di credere nell’altro.

Non sarò mai libero se prima non mi permetterò di esserlo.

Adesso che forse ci stiamo avvicinando alla concezione di libertà come sentimento interiore rispetto le proprie risorse personali, possiamo entrare nella diretta relazione con le libertà altrui.

Ebbene sì, è proprio vero che la mia libertà finisce quando comincia quella dell’altro, ma questo non significa sia “finta” o che non ne valga la pena! Vuol dire semplicemente che esistono dei “Legami”.

Legami familiari, legami scolastici, di amicizia e di amore, sono semplicemente delle connessioni, dei rapporti che vedono come protagonisti noi con altri diversi da noi.

Quando ci si sente liberi questi legami non fanno altro che ampliare l’intensità dei nostri progetti e dei nostri sogni e contemporaneamente arricchiscono la nostra anima di calore e affetto.

Quando invece ci si sente oppressi, prigionieri di un sistema percepito come più forte del proprio “io”, allora ecco che diventano “gabbie”.

A mio avviso, i legami sono imprescindibili per sentirci davvero liberi.

Non esisterebbe il concetto di libertà se ognuno potesse vivere calpestando chi ha di fianco.

Il rispetto per gli altri è fondamentale non solo per avere relazioni positive e cordiali in qualsiasi caso (anche in caso di conflitto, vedi “La strada del buon conflitto” https://www.fradinoi.com/2020/09/06/la-strada-del-buon-conflitto/) ma anche per “non avere macigni sul cuore” (es. sensi di colpa).

Per me la libertà non è avere tutto ciò che si vuole, né il poterlo avere quando lo si vuole. Libertà è guardare il cielo e sentirmi un tutt’uno con esso. Sentirmi parte della terra che ho sotto i piedi, condividere il vento con le onde del mare.

Insomma, mi sento libera quando, attraverso il legame che ho col mio corpo, con la mia terra e con le persone che amo, raggiungo i limiti della mia persona e riesco finalmente ad espanderli e a decentrarmi, accogliendo l’altro come parte di me.

Questa è la mia particolare visione della libertà ma sarei felice se tu pensassi al momento in cui ti sei sentito più libero in assoluto e lo scrivessi nei commenti, così da poter, ancora una volta, abbracciare nuovi punti di vista e crescere insieme.

Ma la libertà come autonomia?

Ovviamente non mi sono dimenticata della libertà nella sua accezione odierna di autonomia e possibilità, solo che non riesco a mettere le due cose sullo stesso piano.

La libertà economica, la libertà di parola, la libertà nel vestirsi in un certo modo e nel fare determinate cose senza avere ritorsioni sul piano morale, sociale e personale, sono tutte libertà fondamentali ma talvolta relative a determinate situazioni e momenti della nostra vita. Quello che ci può spingere a raggiungerle, passo dopo passo, è ciò che ci muove verso di loro.

Ecco che la libertà ridiventa la dimensione interiore che ci “spinge verso i nostri sogni” e verso le relazioni con gli altri.

Nel prossimo articolo parlerò di “Centrarsi e Decentrarsi” per continuare la nostra ricerca che ogni qual volta ci spinge a guardare fuori da noi, ci esorta nuovamente a guardarci dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Emozioni. Riconoscerle per capire se stessi e gli altri.

Quanto peso diamo alle nostre emozioni?

Con questo articolo capirai:

  • Il potere delle emozioni su di noi
  • Come distinguere le emozioni e i sentimenti
  • Cos’è l’alfabetizzazione emotiva
  • Come accrescere l’Intelligenza emotiva

“Non dimentichiamoci che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo”

Vincent Van Gogh

Spesso gli artisti sono coloro che “vedono oltre le cose”, arrivando a trovare una parte di sé nel “tutto” e una parte del “tutto” in sé.

È proprio vero che le emozioni guidano le nostre scelte e orientano le nostre azioni, anche senza rendercene conto. Spesso condizionano la nostra vita più del dovuto, portandoci su strade tortuose e luoghi bui del nostro essere. Questo perché hanno molto potere su di noi e senza l’adeguata capacità di gestirle, ascoltarle ed elaborarle, si rischia di diventarne succubi.

Con questo articolo ci tengo a fornire informazioni concrete sul riconoscimento e la gestione delle proprie emozioni.

Siamo noi ad avere emozioni, non sono le emozioni ad avere noi.

Ma di cosa stiamo parlando?

Le emozioni, o esperienze emotive, potremmo paragonarle a filtri speciali con cui percepiamo la realtà.

Paul Ekman ci parla di emozioni primarie per parlare di quelle emozioni universali, ossia riscontrabili in ogni popolazione della terra, quali:

rabbia – paura – tristezza – gioia – sorpresa – disprezzo – disgusto.

Queste, combinandosi tra loro, e attraverso lo sviluppo evolutivo, culturale ed esperienziale, andrebbero a costituire le emozioni più complesse, dunque secondarie, quali:

allegria – invidia – vergogna – ansia – gelosia -rassegnazione – speranza – perdono – offesa – delusione – rimorso – nostalgia.

OK, direte. Non sembra complicato, ognuno di noi ha avuto modo di sperimentare tali emozioni, il problema sorge allorché noi queste emozioni le percepiamo attraverso i nostri stessi filtri, e le trasformiamo in veri e propri stati d’animo comunemente chiamati sentimenti.

Non basta provare emozioni, bisogna saperle decifrare e dare loro il giusto nome e il giusto peso all’interno delle diverse situazioni in cui ci ritroveremo ad affrontarle nella nostra vita!

Questo processo di alfabetizzazione emotiva è fondamentale per riuscire a capire noi stessi e, di conseguenza, imparare a capire anche gli altri.

Ebbene sì, non possiamo comprendere adeguatamente un’altra persona senza rivolgere dapprima il nostro sguardo all’interno di noi stessi.

É giunta l’ora di chiudere gli occhi e di riflettere, rallentare un attimo e chiedersi: “Cosa sento? Come sto?”.

Inizialmente non sarà facile ma sappiate che ne vale la pena, questa capacità in effetti ha un nome e può essere allenata, stiamo parlando di Intelligenza Emotiva.

La I.E. è proprio l’insieme delle capacità che ci permettono di “vedere oltre”, di cogliere il di più della somma delle parti, di anticipare la ricaduta emotiva delle nostre azioni e di migliorare il dialogo interiore con le nostre stesse emozioni, incasellandole all’interno dei giusti vocaboli e infine trasformarle.

Questo tipo di lavoro non solo provoca enormi benefici a noi stessi e al nostro benessere, ma attraverso questo percorso si va a lavorare sulle capacità empatiche che ci aiuteranno ad affrontare le relazioni significative della nostra vita e ne beneficeranno anche gli altri che ci stanno attorno.

Passo dopo passo, imparerai a distinguere meglio fra di loro le emozioni che provi e i tuoi sentimenti appariranno più chiari a te stesso; discernerai la rabbia dalla paura, la tristezza dalla preoccupazione, la felicità dalla sorpresa e riuscirai a capire più facilmente i motivi per cui ti senti in un determinato modo, diventando padrone delle tue emozioni, dunque delle tue azioni, quindi della tua vita.

Il mio invito è che tu possa vivere tante esperienze e tante emozioni con l’atteggiamento di chi si rispetta e vuole farsi del bene. Ti invito a lasciare da parte certe convinzioni che hai di te stesso, di non essere severo ma accogliente. Ti invito infine a partire dal corpo, da ciò che senti nella pancia, e ad elaborare tutto ciò che senti attraverso la creatività e l’arte, mediatori dei nostri vissuti emotivi.

Non aver paura di stare male, conceditelo.

Per Moira Mikolajczak le tappe dell’I.E. sono le seguenti:

riconoscimento – comprensione – espressione – controllo – sfruttamento.

Dunque, anche le emozioni negative possono essere capite, espresse e trasformate diventando veri e propri serbatoi di motivazione che oltre ad aiutarti a capire i tuoi punti deboli e limiti su cui concentrarti maggiormente, aiutano a dirigere lo sguardo su ciò che desideri cambiare nella tua vita!

Ciò che hai dentro e la tua più grande risorsa, fare spazio dentro di te significa essere pronto ad accogliere l’altro.

Nel prossimo articolo parlerò di “Il Presente è per sempre. Scopri di cosa hai bisogno ora!” in cui potrai leggere utili teorie e consigli per scoprire da dove cominciare questo viaggio di crescita.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto Fra di noi.

Voci interiori

Quanto ascoltiamo noi stessi?

Con questo articolo capirai:

  • Come migliorare la comunicazione e l’ascolto interiore
  • Perché porre attenzione ai condizionamenti esterni
  • Il valore delle emozioni

Piacere di incontrarti, sono Fra. Oggi cercherò di comunicare con te attraverso le mie parole, quelle che in questo momento la tua “vocina” interiore sta leggendo ad alta voce nella tua mente.

Voglio parlare proprio di lei, e di quanto tu la stia a sentire!

È, a mio avviso, assolutamente fantastico che l’essere umano sia capace di interiorizzare la propria voce, pensare, e comunicare con se stesso e gli altri. E comunichiamo non solo attraverso la nostra voce, ma con il corpo, coi gesti, con la mimica facciale, con la nostra postura, con la prossemica!

Non possiamo non comunicare.

 Attraverso il linguaggio verbale e non verbale parliamo agli altri di noi stessi, trasmettendo messaggi, informazioni ed emozioni che talvolta possono essere protagonisti dei cosidetti fraintendimenti.

Spesso diciamo che questi “errori” nelle comunicazioni sono dovuti al fatto che l’altro non ci sta prestando attenzione, ma in realtà sono davvero tante le interferenze che possono portare a incomprensioni: errori di decodifica delle informazioni, contesto emotivo compromesso, linguaggio ermetico e ambivalente!

In sostanza, avviene una comunicazione che risulta “disturbata” e poco efficace.

Non credo vi sorprenderà sapere che questi fraintendimenti hanno luogo, anche e soprattutto, all’interno di noi stessi.

Ecco che mi trovo a dover chiamare in causa uno dei concetti più significativi per me ; l’ascolto.

In questo caso facciamo riferimento proprio all’ Ascolto Interiore, ma cosa dobbiamo ascoltare? A cosa dobbiamo prestare attenzione?

In questo articolo parlerò di “Voci Interiori” per alludere proprio al tipo di comunicazione che attuiamo con gli altri, ma all’interno di noi stessi. Ecco che diveniamo sia soggetto che oggetto di comunicazione del nostro dialogo interiore.

Ebbene sì, sappiamo che dentro di noi avvengono molteplici comunicazioni e connessioni tra le nostre cellule, i nostri neuroni etc. Per semplificare il discorso vi invito a pensare che il nostro corpo e la nostra mente si scambiano di continuo messaggi e informazioni, basti pensare al dolore!

Quante volte abbiamo sbattuto il mignolo nello stipite della porta e abbiamo capito che probabilmente ci saremmo potuti fare seriamente male, e che non era cosa buona e giusta? Quante volte il nostro corpo ci fa capire i suoi limiti e le sue peculiari fragilità attraverso il dolore?

Eppure, ora che vi ho fatto riflettere con questo esempio, vi invito a pensare a quante volte avete sperimentato su voi stessi un diffuso senso di malessere senza riuscire a capirne la causa scatenante e avete chiesto a Google di diventare il contenitore emotivo delle vostre preoccupazioni?

Ottimo, siamo tutti nella stessa barca, il problema è che navighiamo in mari diversi, il nostro!

Purtroppo, siamo arrivati a livelli tali di dissociazione da noi stessi che spesso non siamo nemmeno capaci di percepire un male finché non diventa troppo pesante da sopportare, altrimenti, semplicemente lo ignoriamo.

 Stiamo trascurando noi stessi.

 Stiamo evitando di porre la nostra attenzione su ciò che abbiamo dentro, non solo a livello fisico e corporale, ma a livello emotivo!

Capite quanto sia importante allenarsi all’ascolto interiore? Ma da dove iniziare?

Partiamo dalle voci interiori più superficiali, quelle presenti ad ogni scelta che facciamo, quelle che parlano la nostra stessa lingua. Sto parlando di quelle voci che abbiamo interiorizzato dalla nostra cultura e dapprima dalla nostra educazione genitoriale. Quelle vocine sempre presenti nel giudicare giuste o sbagliate le nostre azioni, quelle che ci spingono verso determinati obiettivi scartandone altri, quelle stesse voci che spesso ci giudicano, che ci portano a confrontarci eccessivamente con gli altri, che ci dicono :“Non puoi farcela”, “Non sei abbastanza…”.

Come dicevo, siamo tutti nella stessa barca.

È normale che in questa epoca all’insegna dei social, così severa, con questi standard di bellezza indecenti, e la smania diffusa di volere sempre di più ed essere sempre i migliori in tutto, abbiamo iniziato a interiorizzare questi messaggi e lo abbiamo fatto prestandogli una voce, la nostra.

Dobbiamo partire da loro che sono le più grandi interferenze per quanto riguarda l’ascolto delle nostre reali necessità.

Riconoscerle è il primo passo per togliere loro quel potere che noi stessi gli abbiamo dato.

Dopo aver accuratamente posto in discussione ogni concezione interna legata a questa dimensione, non ci resta che addentrarci all’interno di un mondo ancora più nascosto ma onnipresente all’interno di noi stessi, il mondo delle emozioni!

Lo sapevate che il cervello “razionale”, tipico dell’essere umano, si è evoluto esteriormente al sistema limbico, guarda caso quello riguardante la sfera emotiva, e al cosiddetto cervello “rettiliano” più antico, sede degli istinti primari e delle funzioni corporee autonome?

In poche parole, prima di essere animali logico-razionali, siamo degli animali emotivi!

È assurdo pensare di ascoltarci senza dar voce alle emozioni, fondamentali in ogni nostra scelta nella vita e così presenti anche quando non ce ne accorgiamo.

Da oggi provate ad accorgervene.

Sono sempre lì, nella nostra pancia, nella nostra testa, e ce ne accorgiamo solo quando stiamo male e siamo “stressati”, ma loro sono li anche quando stiamo bene, semplicemente non ce ne occupiamo!

Nel prossimo articolo parlerò di “Emozioni. Riconoscerle per capire se stessi e gli altri” perché questo meraviglioso viaggio che riguarda noi stessi e l’ascolto della nostra intimità ha mille strade e intrecci e dobbiamo essere pronti, allenati e attenti nel dare voce, la nostra voce, a ciò che abbiamo dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto Fra di noi.