Crescita Personale? Istruzioni per l’uso

il bacio di klimt sospeso nel cielo della mia pace

Che cosa significa crescita personale?

Il miglioramento individuale o crescita personale mi piacerebbe definirlo come un processo, nel quale ognuno si impegna per dare alla luce se stesso.

Significa guardare la realtà , coglierne le sfumature e saper ascoltarsi affinché ognuno di noi possa prendere consapevolezza delle proprie risorse personali e potenziarle.

Direi che l’area di crescita personale non solo ci regala attimi di soddisfazione individuale e di relazione interpersonale, ma ci insegna che ognuno di noi è unico, così come la propria strada.

In che modo questo blog è utile alla crescita personale?

Qui potrai leggere circa diverse tematiche che riguardano il modo in cui percepisci te stesso e gli altri. Inizierai a confrontarti con diversi punti di vista e sarai circondato da idee e pensieri positivi su temi come la libertà e la creatività.

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Il mio scopo e fornirti un quadro esaustivo e interessante di tematiche tanto comuni quanto complesse sulla quale puoi iniziare a lavorare attraverso la riflessione personale.

Riflettere significa vivere facendo attenzione al “come” ed il “perché”, aumentando la propria consapevolezza si lavora sulla propria autostima ed autoefficacia. Si inizia a sedimentare un tipo di pensiero divergente, laterale che fa sì che la tua vita acquisti via via nuovi colori.

Riflettere vuol dire mettersi in discussione e questo è l’unico modo per fare ordine e spazio nella propria mente, allontanandosi da pensieri negativi e focalizzandosi su punti di vista che inducono ad aprirsi a scenari di successo e soddisfazione.

Ma cosa intendiamo per successo personale?

Quando parlo di successo alludo al riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

Sono molti i fraintendimenti che possono scaturire da questo concetto. Spesso infatti, siamo abituati ad associare il termine “successo” a quello di “successo economico”.

I soldi saranno anche un’ottima risorsa nella realtà di oggi, ma di per sè sono vuoti e inutili se non vengono utilizzati per raggiungere i propri obiettivi personali.

Ognuno di noi ha qualcosa che lo entusiasma, che lo catapulta in una dimensione di gioia e meraviglia. È proprio quella la dimensione a cui puntiamo quando parliamo di successo personale; ossia quando le aspirazioni coincidono con la realtà il più possibile, e quando i nostri sogni sono parte della nostra vita e non chiusi in un cassetto.

Prima iniziamo a conoscerci, prima iniziamo a riflettere, prima iniziamo a guardarci intorno e prima sapremo definire i nostri obiettivi personali basandoci non solo sulla nostra razionalità ma sulla nostra preziosissima dimensione emotiva.

Perché iniziare un percorso di crescita personale?

Perché non abbiamo tutto il tempo del mondo, ed ogni secondo è un momento prezioso. Iniziare da subito a riflettere e mettere in atto piccoli cambiamenti nella nostra vita, significa darci valore e iniziare a pensare di meritarci di essere felici e soddisfatti ORA.

Non aspettare che le cose cambino da sole, perchè non lo faranno mai secondo i TUOI piani. Prendi in considerazione che la vita è solo TUA e dovresti viverla non subirla.

Smettila di rimandare, smettila di pensare che nulla può cambiare.

Ogni secondo è diverso dall’altro, e ogni giorno la nostra vita può cambiare in positivo se noi lo vogliamo.

Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di tentare qualcosa?”

Vincent Van Gogh.

Grazie per aver letto questo articolo,

non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Basta avere paura del giudizio altrui!

x Giudizio altrui x

L’apparire e l’essere sono due cose distinte, ma in un certo qual punto coincidono. Che sia una foto condivisa sui social o la prima impressione che diamo, giudichiamo e siamo giudicati continuamente.

Non è sempre semplice trasmettere ciò che si è, ciò che si pensa. Non è facile “farsi capire” ed esprimersi al meglio. E non è roba da poco farsi un’idea su una persona, una situazione o un concetto.

Ciò che fa la differenza è l’attenzione che si impiega a valutare la realtà. Eppure, ciò che conta di più è di certo il giudizio che abbiamo di noi stessi.

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Da cosa nasce il giudizio e perché ci fa paura?

Giudizio e Pregiudizio

Il pregiudizio è “un’opinione preconcetta, capace di far assumere atteggiamenti ingiusti specialmente nell’ambito del giudizio e dei rapporti sociali”.

Il rischio è quello di “non spingersi oltre” e generalizzare il proprio pensiero creando rigidità mentale. La chiusura e la convinzione sono i nostri peggiori nemici e creano situazioni spiacevoli e fraintendimenti che minano la nostra autostima e autoefficacia.

Il giudizio invece viene inteso come “La capacità individuale di valutare o definire”. 

È normale farsi delle idee riguardo le cose, i fatti, le persone, basandosi sulla propria esperienza e capacità di comprensione del mondo e dell’altro.

Il problema sta nel modo e nei motivi per cui questi giudizi vengono espressi.

Quando questi minano o condizionano negativamente l’altro, la sua immagine e la sua dignità, significa che qualcosa sta sfuggendo di mano. In questi casi sarebbe meglio chiedersi “Sono vittima o carnefice, o entrambi?”

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Esprimere giudizi

Quando esprimerci? Come? Perchè?

Credo dipenda da tante variabili.

Bisogna considerare il contesto, l’ambiente esterno tanto quanto quello interno, i sentimenti le emozioni dell’altro, il ruolo che si possiede in una determinata situazione, il motivo che ci spinge a parlare…

Il punto è rispettare gli altri, sempre e comunque. Bisogna capire che fondamentalmente non siamo tutti uguali e ciò che “va bene” a noi non è detto che vada bene anche agli altri.

Oggi possiamo assistere a un impoverimento del dialogo e dello scambio verbale di idee nell’ambito delle relazioni. C’è difficoltà nel comprendersi a vicenda e poca voglia e tempo di farlo.

La superficialità con cui viviamo certe situazioni e ci esprimiamo non porta alla fine a soddisfare i nostri più grandi bisogni: comprensione, sicurezza, sostegno emotivo e relazioni affidabili.

La paura del giudizio

Se uniamo a tutti questi fattori la fragilità nei nostri stessi confronti e la poca autostima, il timore di non essere socialmente accettati, capiremo che la paura del giudizio altrui condiziona molto le nostre vite.

La paura mina le nostre scelte, le nostre azioni, i nostri comportamenti e influenza la percezione personale e l’immagine mentale che abbiamo circa noi stessi.

Come smettere di aver paura?

La soluzione non è “fregarsene” ma valutare che peso dare ai giudizi altrui, primaditutto distinguendoli dai pregiudizi, e in secondo luogo in base a quanto una persona conta per noi.

Quando ci sentiamo feriti, fraintesi, o peggio umiliati, possiamo sperimentare vergogna verso noi stessi ed è per questo che dobbiamo partire dal nostro giudizio su noi stessi.

Valorizzando i nostri punti di forza e cercando le vulnerabilità personali riusciremo ad accogliere i nostri difetti senza sottovalutare i nostri pregi.

Riconoscersi imperfetti e fragili sarà sempre la nostra forza maggiore.

Siamo umani e non dobbiamo avere vergogna di noi stessi ma di quanto siano miopi le persone che in talune circostanze non hanno motivo di giudicarci ma lo fanno e ci feriscono, senza accorgersi di quanto valore abbiamo al di là delle loro imperfette percezioni.

Siamo tutti sulla stessa barca

Possiamo provare tante emozioni ma quando siamo troppo severi nei nostri stessi confronti ci chiudiamo in una corazza e speriamo che nessuno ci venga a trovare. Così, iniziamo ad essere severi anche con gli altri, sopratutto se ci ricordano parti di noi su cui abbiamo scelto di “non fare attenzione”. Allora, chiudiamo i ponti e smettiamo di esprimerci liberamente.

In poche parole, smettiamo di SENTIRCI LIBERI.

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Imparariamo ad accettarci senza smettere di migliorarci.

Dobbiamo lavorare su noi stessi e acquisire consapevolezza per le nostre emozioni.

“Perché ho vergogna? Perché non voglio parlare di questo col capo? Perché non riesco a dire ciò che penso? Perché non ho ancora realizzato il mio sogno? Perché ho fatto questa scelta? Perché?”

Basta col dire “IO SONO COSÌ “

Noi non siamo “così e basta”, maturiamo fisicamente e psicologicamente di continuo e cambiamo attraverso le nostre esperienze e conoscenze; questa è la crescita personale.

Smettere di dare peso ai giudizi delle persone che non conosciamo

Ultimo step per liberarci dalla paura dei giudizi altrui è forse il più semplice da capire e il più difficile da applicare nella realtà.

Quanto ci condizionano i pensieri degli estranei? Di coloro che non sanno nulla di noi e che rivedono nella nostra persona chissà quale proiezione della loro vita e della loro personalità? Quante volte siamo succubi di pregiudizi senza fondamenta? 

Eppure, siamo noi a valutare come importanti le loro parole tanto da condizionarci. Infatti ci rimaniamo ancora più male quando pensiamo che, anche solo in parte, abbiano ragione.

Non è del loro giudizio che dovrebbe importarci, ma del nostro.

Se questo è , tutto sommato, positivo, sarà facile pensare “Il suo giudizio non conta perchè essa non mi conosce affatto”.

E se è un giudizio estetico quello di cui abbiamo timore, forse dovremo impegnarci a cambiare la visione che abbiamo di noi stessi prima di voler cambiare quella altrui.

Non possiamo cambiare tutto, ma punto di vista sì, sempre.

Anche quando nulla ci sembra andare bene, noteremo chec’è sempre qualcosa di cui siamo fieri ma dobbiamo essere bravi a coglierla.

Spero che queste parole possano aiutarti nel tuo personale cammino fino al raggiungimento dei tuoi sogni, che sono lì , proprio al di là della paura dei giudizi e pregiudizi degli altri.

Ricorda che per quanto possano contare le parole delle persone che ti vogliono bene, nessuno ha vissuto la tua vita e capito le tue emozioni tanto quanto te.

Hai tutto il diritto di fare le TUE scelte al di là dei LORO giudizi, sempre.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Centrarsi e decentrarsi. Scopri te stesso e impara ad acquisire punti di vista sempre diversi con queste attività!

Io sott'acqua, immersa nel mondo marino e contemporaneamente in me stessa.

Sei presente a te stesso o hai la testa fra le nuvole?

Ciò di cui parlerò oggi potrà sembrare un po’ complicato all’inizio, ma cercherò di utilizzare parole semplici e immagini chiare per descrivervi i processi di “centramento” e “decentramento” propri dell’uomo.

Centrarsi

Trovare il proprio centro significa essere presenti a se stessi, fisicamente e mentalmente.

Vuol dire trovarsi nel qui ed ora con lucidità mentale e prontezza nello svolgere qualsivoglia azione. È un po’ il contrario di “avere la testa fra le nuvole” per intenderci.

Infatti, è un processo chiave di molte discipline olistiche, le quali considerano l’uomo nella sua totalità e mirano al raggiungimento del suo equilibrio psicofisico.

Attività per “centrarsi”

Ho avuto modo di indagare la mia interiorità attraverso diverse discipline quali il Tai Chi, il Qi Qong, il Karate e l’Aikido (che tutt’ora pratico), ma anche con lo Yoga e il Pilates.

Posso dirvi per esperienza che è una sensazione assolutamente meravigliosa riuscire a portare la propria attenzione sul sé, ed entrare in contatto col proprio corpo, il proprio respiro, e sentirsi parte dell’intero universo.

A partire dal corpo si può raggiungere un livello di “centratura” più intima e interiore.

Sentirsi , ascoltarsi e raggiungere il centro della propria persona si traduce inevitabilmente nel perdere i propri schemi mentali per costruirne di nuovi, a partire dal momento presente.

A mio avviso possiamo arrivare a percepire il nostro centro anche attraverso il training autogeno, l’apnea e l’immersione subacquea.

Queste sono infatti attività ed esperienze che comportano un lasciar andare i propri punti di riferimento per immergersi in una realtà nuova che alla fine è lo specchio della propria interiorità.

Immergersi in se stessi è fondamentale per conoscersi, accettarsi e rinnovarsi.

In questo modo anche i nostri schemi mentali, le nostre scelte e le nostre azioni diventeranno qualitativamente migliori.

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Decentrarsi

Il secondo movimento di cui voglio parlare è il processo di decentramento.

Esso è altrettanto importante,potremmo considerarlo come complementare al primo.

Per crescere non possiamo guardare solamente dentro di noi, dobbiamo saper lasciare andare i nostri pensieri, le rappresentazioni mentali e il nostro particolare punto di vista, per accogliere e abbracciare la realtà altrui.

Guardo un fiore e non vedo “un fiore”, così come farei se mi limitassi ad assecondare l’immagine mentale del concetto di fiore già presente in me, ma vedo “questo specifico fiore” e la sensazione che questo ricrea in me (centramento). Poi vedo un’ape, e quest’ape vede il fiore, e io improvvisamente vedo quel fiore con occhi nuovi, così come lo vede l’ape (decentramento).

Questo è un esempio banale, ma noi esseri umani siamo dotati della capacità di pensare:

  1. il nostro modo di pensare
  2. il modo di pensare dell’altro
  3. di confrontare le due modalità e trarne delle conclusioni

Il processo di decentramento, insomma, è lo stesso processo del bambino, che man mano nel suo processo di crescita, acquisisce la capacità di vedersi “da fuori”, così come lo vedono gli altri.

Significa perdere l’idea che il nostro punto di vista è l’unica realtà esistente e imparare a considerare quella altrui.

Dunque, significa anche guardare se stessi da un’ottica estranea dal sé, allontanandosi dai propri contenuti emotivi, dai propri vissuti interiori e saperli elaborare e gestire.

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Attività per “decentrarsi”

Molte sono le attività che permettono di distanziarci dai nostri contenuti interni e rielaborarli tramite simbolizzazione.

Basti pensare alle artiterapie, o all’attività pittorica artistica, l’attività teatrale, la danza, il canto, l’attività musicale, o ancora alla narrazione, la scrittura, la lettura!

Come vedete sono splendide attività che ci permettono di ampliare le nostre vedute e di concepire punti di vista sempre differenti. L’osservazione di queste attività ha inoltre un forte potere catartico poichè pemette di immedesimarci in qualcuno di diverso, ma allo stesso tempo simile, a noi.

Se ci pensate, siamo tutti esseri umani e potremmo essere capaci di “rivederci” negli altri e provare, attraverso capacità empatiche ed intelligenza emotiva, le loro stesse sensazioni ed emozioni. Così facendo riusciremo ad acquisire maggior esperienza, seppur non vivendola direttamente, arricchendoci dal punto di vista personale. Tutto questo è possibile solo comprendendo il valore della relazione e smettendola ,una buona volta, di puntare il dito gli uni contro gli altri.

Centrarsi e decentrarsi sono processi dotati di un’infinita bellezza anche dal punto di vista filosofico, e in più sono interconnessi tra di loro.

Non posso decentrarmi se non ho un “centro” ben costruito e non posso centrarmi senza cogliere la differenza tra la mia realtà e quella altrui .

Ancora una volta mi auguro di avervi fatto riflettere ed avervi ispirato a sperimentare nuovi modi di pensare e di riflettere, per continuare questo viaggio all’insegna della crescita personale.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Creatività ed espressione del sé

Una spirale di colori al cui centro sono io.

Non è questione di talento, la creatività è un modo di essere!

Con questo articolo imparerai :

  • Cos’è la creatività (secondo vari autori)
  • Qual è la sua funzione
  • Quali sono i benefici per il sé e per la relazione con gli altri

Per molto tempo ho pensato la creatività come un talento, come un qualcosa che si possiede, quasi naturalmente, strettamente legata all’esperienza artistica e musicale.

Vi dirò, invece, che si può essere creativi in qualsiasi situazione e che il talento non c’entra un bel niente.

La creatività, infatti, è un mezzo che permette di sintonizzarci con le nostre emozioni più recondite e di rielaborarle, attraverso il nostro modo di fare, pensare e agire.

Io la vedo come una grande tavolozza di colori, tutti diversi tra loro, che possiamo utilizzare per dipingere su una tela infinitamente grande. Se pensiamo ai colori come alle nostre emozioni, vissuti e contenuti interiori, ci rendiamo conto che la tela è la nostra vita, scandita dal tempo e dalle situazioni di tutti i giorni.

La creatività ci apre a due splendide prospettive:

  1. Conoscerci ed esprimerci al meglio
  2. Relazionarci con gli altri attraverso le nostre creazioni

Infatti, quando creiamo qualcosa, che sia una ricetta, un dipinto, un modo di risolvere una situazione o una poesia, stiamo portando qualcosa che esisteva nella nostra intimità a un livello più esteriore, più vicino al mondo degli “altri”. Attraverso l’incontro con lo sguardo dell’osservatore, possiamo allora entrare in una profonda relazione con quest’ultimo e comunicargli, senza filtri, ciò che sentiamo dentro.

Inoltre, la creatività origina da un incontro ancora precedente, di noi stessi nei confronti della realtà. Dunque, la relazione che avviene tra il sé e la percezione della realtà in se stessi, in cui può esserci rispecchiamento, proiezione o introiezione.

La creatività secondo A. Maslow, E. Fromm e R. May

Molti sono i grandi autori e personaggi che riportano nei loro scritti tale concetto di creatività:

  • Abraham H. Maslow parla di “Creatività Autorealizzatrice” attraverso cui l’individuo realizza la sua integrazione e unificazione. Quindi, la creatività dell’uomo che realizza il suo io. Infatti, secondo la sua visione, la creatività è un vero e proprio stato esistenziale in cui la persona “non è né vincitore né perdente nella sua guerra civile interiore, però la trascende” (pg. 97, La creatività. E. Fromm, R. May, C. R. Rogers, A. H. Maslow, M. Mead.).
  • Per Erich Fromm, che ci parla di Atteggiamento Creativo come elemento caratteriale della persona, la creatività è “La capacità di vedere (o di essere consapevoli) e di rispondere”, (ivi). Dunque, un’esperienza che origina dall’osservazione di ciò che è altro da noi, che ci sorprende e rende perplessi, e ci da la possibilità di volgere lo sguardo sull’esperienza che ha origine in noi. In più, egli afferma che per non diventare prigionieri di noi stessi, sarà bene rinunciare al possesso di sé in quanto proprietà e iniziare a sperimentarsi nel processo di “risposta creativa” in cui l’io si fonde con l’altro, il mondo.
  • Rollo May, ancora, intende la creatività in termini di processo creativo che origina dall’incontro dell’io con l’altro da sé. Questo spingerebbe dunque a un’esperienza di consapevolezza interna la quale si traduce in atto creativo.

Creatività come processo creativo

Giungiamo alla conclusione che è impossibile parlare di creatività senza nominare lo stato emotivo della persona che attua, tramite atteggiamento creativo un processo creativo.

Questo conferisce nell’immediato diversi benefici:

  1. Arricchisce il sé
  2. Da valore alle emozioni, i vissuti e alle risorse personali
  3. Favorisce la comunicazione e la relazione con l’altro
  4. Integra la personalità
  5. Permette di tollerare le emozioni negative tramite la loro simbolizzazione

Quante volte ci capita di reagire alle cose in automatico, senza farci troppe domande?

Forse, nell’immaginario collettivo, questo è qualcosa che semplifica la vita di tutti i giorni, ma se ci riflettete un attimo, è semplice capire che in realtà è proprio la causa del nostro “auto-annullamento”.

A furia di ripetere che siamo tutti uguali, in qualche modo stiamo iniziando a crederci. Trasformando all’unisono la nostra vita in una corsa a ostacoli senza traguardo, ci ritroviamo ad avere vite simili fra di noi formate da una mera ripetizione di giornate che sembrano tutte uguali, e una ripetizione di eventi in cui abbiamo un ruolo passivo.

Ci siamo uniformati e rassegnati alla nostra pessima comfort- zone.

Essere creativi, invece, ci permette di rispondere alle cose con fare autentico, significa osservare bene le piccole cose che ci accadono ogni giorno e sentire il modo unico tutto ciò che ci accade, rendendo uniche di conseguenza le nostre scelte e strade, in linea con le nostre peculiarità.

Essere creativi, alla fine, significa proprio essere autentici, originali, significa dare “voce” a ciò che altrimenti resterebbe inespresso all’interno di noi stessi.

Vi auguro di provare ad essere creativi, di trovare il vostro peculiare modo di essere e di stupirvi e sbalordirvi delle piccole cose, perché nella vita per quanto le esperienze si assomiglino non c’è né una uguale a un’altra. In più, vi auguro di essere promotori di creatività, di condividerla e di non preoccuparvi troppo dei giudizi altrui, la cosa più importante è la vostra felicità, vedrete quanto contagiosa può essere!

Nel prossimo articolo parlerò di “Libertà, essere o non essere” per riuscire a delimitare ancora meglio la strada della nostra crescita personale in relazione alla realtà degli altri.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto fra di noi.

Voci interiori

Quanto ascoltiamo noi stessi?

Con questo articolo capirai:

  • Come migliorare la comunicazione e l’ascolto interiore
  • Perché porre attenzione ai condizionamenti esterni
  • Il valore delle emozioni

Piacere di incontrarti, sono Fra. Oggi cercherò di comunicare con te attraverso le mie parole, quelle che in questo momento la tua “vocina” interiore sta leggendo ad alta voce nella tua mente.

Voglio parlare proprio di lei, e di quanto tu la stia a sentire!

È, a mio avviso, assolutamente fantastico che l’essere umano sia capace di interiorizzare la propria voce, pensare, e comunicare con se stesso e gli altri. E comunichiamo non solo attraverso la nostra voce, ma con il corpo, coi gesti, con la mimica facciale, con la nostra postura, con la prossemica!

Non possiamo non comunicare.

 Attraverso il linguaggio verbale e non verbale parliamo agli altri di noi stessi, trasmettendo messaggi, informazioni ed emozioni che talvolta possono essere protagonisti dei cosidetti fraintendimenti.

Spesso diciamo che questi “errori” nelle comunicazioni sono dovuti al fatto che l’altro non ci sta prestando attenzione, ma in realtà sono davvero tante le interferenze che possono portare a incomprensioni: errori di decodifica delle informazioni, contesto emotivo compromesso, linguaggio ermetico e ambivalente!

In sostanza, avviene una comunicazione che risulta “disturbata” e poco efficace.

Non credo vi sorprenderà sapere che questi fraintendimenti hanno luogo, anche e soprattutto, all’interno di noi stessi.

Ecco che mi trovo a dover chiamare in causa uno dei concetti più significativi per me ; l’ascolto.

In questo caso facciamo riferimento proprio all’ Ascolto Interiore, ma cosa dobbiamo ascoltare? A cosa dobbiamo prestare attenzione?

In questo articolo parlerò di “Voci Interiori” per alludere proprio al tipo di comunicazione che attuiamo con gli altri, ma all’interno di noi stessi. Ecco che diveniamo sia soggetto che oggetto di comunicazione del nostro dialogo interiore.

Ebbene sì, sappiamo che dentro di noi avvengono molteplici comunicazioni e connessioni tra le nostre cellule, i nostri neuroni etc. Per semplificare il discorso vi invito a pensare che il nostro corpo e la nostra mente si scambiano di continuo messaggi e informazioni, basti pensare al dolore!

Quante volte abbiamo sbattuto il mignolo nello stipite della porta e abbiamo capito che probabilmente ci saremmo potuti fare seriamente male, e che non era cosa buona e giusta? Quante volte il nostro corpo ci fa capire i suoi limiti e le sue peculiari fragilità attraverso il dolore?

Eppure, ora che vi ho fatto riflettere con questo esempio, vi invito a pensare a quante volte avete sperimentato su voi stessi un diffuso senso di malessere senza riuscire a capirne la causa scatenante e avete chiesto a Google di diventare il contenitore emotivo delle vostre preoccupazioni?

Ottimo, siamo tutti nella stessa barca, il problema è che navighiamo in mari diversi, il nostro!

Purtroppo, siamo arrivati a livelli tali di dissociazione da noi stessi che spesso non siamo nemmeno capaci di percepire un male finché non diventa troppo pesante da sopportare, altrimenti, semplicemente lo ignoriamo.

 Stiamo trascurando noi stessi.

 Stiamo evitando di porre la nostra attenzione su ciò che abbiamo dentro, non solo a livello fisico e corporale, ma a livello emotivo!

Capite quanto sia importante allenarsi all’ascolto interiore? Ma da dove iniziare?

Partiamo dalle voci interiori più superficiali, quelle presenti ad ogni scelta che facciamo, quelle che parlano la nostra stessa lingua. Sto parlando di quelle voci che abbiamo interiorizzato dalla nostra cultura e dapprima dalla nostra educazione genitoriale. Quelle vocine sempre presenti nel giudicare giuste o sbagliate le nostre azioni, quelle che ci spingono verso determinati obiettivi scartandone altri, quelle stesse voci che spesso ci giudicano, che ci portano a confrontarci eccessivamente con gli altri, che ci dicono :“Non puoi farcela”, “Non sei abbastanza…”.

Come dicevo, siamo tutti nella stessa barca.

È normale che in questa epoca all’insegna dei social, così severa, con questi standard di bellezza indecenti, e la smania diffusa di volere sempre di più ed essere sempre i migliori in tutto, abbiamo iniziato a interiorizzare questi messaggi e lo abbiamo fatto prestandogli una voce, la nostra.

Dobbiamo partire da loro che sono le più grandi interferenze per quanto riguarda l’ascolto delle nostre reali necessità.

Riconoscerle è il primo passo per togliere loro quel potere che noi stessi gli abbiamo dato.

Dopo aver accuratamente posto in discussione ogni concezione interna legata a questa dimensione, non ci resta che addentrarci all’interno di un mondo ancora più nascosto ma onnipresente all’interno di noi stessi, il mondo delle emozioni!

Lo sapevate che il cervello “razionale”, tipico dell’essere umano, si è evoluto esteriormente al sistema limbico, guarda caso quello riguardante la sfera emotiva, e al cosiddetto cervello “rettiliano” più antico, sede degli istinti primari e delle funzioni corporee autonome?

In poche parole, prima di essere animali logico-razionali, siamo degli animali emotivi!

È assurdo pensare di ascoltarci senza dar voce alle emozioni, fondamentali in ogni nostra scelta nella vita e così presenti anche quando non ce ne accorgiamo.

Da oggi provate ad accorgervene.

Sono sempre lì, nella nostra pancia, nella nostra testa, e ce ne accorgiamo solo quando stiamo male e siamo “stressati”, ma loro sono li anche quando stiamo bene, semplicemente non ce ne occupiamo!

Nel prossimo articolo parlerò di “Emozioni. Riconoscerle per capire se stessi e gli altri” perché questo meraviglioso viaggio che riguarda noi stessi e l’ascolto della nostra intimità ha mille strade e intrecci e dobbiamo essere pronti, allenati e attenti nel dare voce, la nostra voce, a ciò che abbiamo dentro.

Non aver paura di dire la tua, resta tutto Fra di noi.